lo-biancoOggi compie 37 primavere, 22 delle quali trascorse in un campo di pallavolo; 536 presenze in nazionale, mai nessuno come lei. Mi viene un po’ di soggezione a parlare di un mostro sacro del volley quale è Eleonora Lo Bianco. E a dire il vero potrei stare qui a parlare delle 3 Champions League vinte, del titolo in Turchia e dei due vinti in Italia, di due ori nella Coppa del Mondo e dulcis in fundo un Campionato Mondiale, ma mi sembrerebbe troppo riduttivo per descrivere la giocatrice, ma soprattutto, la persona che è. La Lo Bianco è un idolo per molte giocatrici ma in generale è un punto di riferimento per tutti, con una personalità talmente unica che è un esempio solido e reale di come tutto può essere possibile, credendoci fortemente e non mollando mai. Un esempio? Agli ultimi mondiali disputati in Italia l’anno scorso, la chiamata in nazionale per lei è stata inaspettata e se pur non era il capitano si è comportata da tale, perché la sua indole è di dare il meglio di se stessa per le compagne e capire il gioco da fare insieme. Purtroppo, stavolta, l’impresa di salire sul podio è sfumato per poco, ma lei ha dimostrato ancora che è una giocatrice fondamentale. Eleonora è così ha sempre parlato con i fatti, e ha superato ogni difficoltà con determinazione, anche di salute (sì, perché nel 2010 le hanno diagnosticato un tumore al seno,ma ci si può mai arrendere e fermarsi di fronte a una malattia subdola, specie se porti un nome del genere? No, e infatti la sconfisse e la beffò tornando a campionato in corso vincendo il secondo scudetto!); tanta forza e bravura la rendono immensa: “La mia malattia è stato un banco di prova, ho scoperto di avere caparbietà. È una cosa difficile da spiegare la forza delle donne, è come quando senti di aver toccato il fondo ma trovi una riserva nascosta che neanche tu ti aspetti. Io l’ho provata, trovata, e ho cercato di raccontarla. Nel mio gioco di squadra.” Attualmente è in forza alla Foppapedretti Bergamo, la squadra che le ha dato più di tutte, e per due anni la vedremo ancora giocare, anche se vederla lì, in campo, è un’emozione che non ti fa smettere di apprezzarla e di osservarla giocare ancora e ancora. Perché quando una persona ci mette cosi tanta passione in ciò che fa, come è possibile non essere attratti?
Tutti i pallavolisti brutti ci tenevano a farle tantissimi auguri e io vi lascio con una frase rilasciata in un intervista a RepubblicaSport. Quando vi credete tanto invincibili, fatevi un bel bagno di umiltà: tanto la tenacia e il lavoro ripagano sempre. “Si sta spesso in squadre con ventenni che non capisco: vedo meno dedizione, caparbietà, capacità di sofferenza. Forse è un problema generazionale: a 18 anni io ero una bambina, a 15 adesso sono belle sveglie. Non so, non vorrei parlare di valori come un’anziana, ma a volte mi sembra che manchino”.

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