La bandiera Italiana come scudo e la pallavolo nel cuore. L’incredibile storia di Licia Setti, una donna salvata dal volley.

 

Ciao Licia, benvenuta nella nostra grande famiglia. Per iniziare vorrei spiegare ai nostri lettori chi è Licia Setti. 

Ciao a tutti, sono Licia Setti, ho 52 anni, sono sposata e faccio la cassiera in un supermercato, mio marito fa il cameriere, ed ho due figli maschi di 26 e 30 anni, ormai indipendenti. Vivo a Rovereto in provincia di Trento, sono una persona normale con una vita normale.

Molti appassionati di Pallavolo conoscono i tuoi viaggi in giro per il mondo, e per chi ancora non li conoscesse, beh, siamo qui per questo. Ma quando è nata questa passione? Raccontaci la tua genesi per il volley.

E’ nato tutto quindici anni fa, dopo la morte di mia madre sono stata vittima di quello che io chiamo il “male oscuro” ovvero la depressione. La pallavolo è entrata nella mia vita in quel periodo e all’epoca portava il nome di Nikola Grbić, è stato grazie a lui, ad una foto scattata al suo fianco, alla scoperta di che campione fosse e sopratutto del fatto che mi abbia riconosciuto e salutata dopo alcuni giorni che io sono rinata, lui mi ha salvato la vita. Sono passata dal nero più profondo ai colori, quei colori pieni di curiosità per un mondo nuovo e sconosciuto, mi hanno incoraggiata a credere in me stessa e proseguire nel frequentarlo. Poteva succedere in qualsiasi altro posto e in qualsiasi altro modo, ma a me è successo con un Palleggiatore in un campo di Pallavolo. Piano Piano, quei nomi sconosciuti divennero persone reali, il cercare le loro storie, il poter condividere successi e sconfitte con loro, portarono in me la sicurezza che avevo perso e mi aiutarono ad uscire dal tunnel. Quando erano a bordo campo, io c’ero.

Cosa ti ha spinto a seguire sempre i tuoi “amici del volley” in giro per tutto il globo?

Fu un modo per seguire senza problemi di colori e maglie i giocatori che dopo aver giocato a Trento, rappresentavano i loro paesi. Ma sopratutto, è stato un modo per viaggiare, cosa che fino ad allora, con la casa da sistemare e i bambini da accudire, non potevo permettermi. Rispolverai i miei studi da segretaria d’albergo, iniziai di nuovo a studiare le lingue ed a organizzarmi le trasferte nelle città Europee nelle quali si tenevano le varie manifestazioni sportive, cercando offerte e itinerari alla portata del mio budget. Ho messo da parte le vacanze al mare per questi viaggi, risparmiando sul superfluo e mettendomi a disposizione in giorni e orari festivi in cambio di una flessibilità che mi dia la possibilità di essere presente ai tornei. La mattina visita turistica, la sera partite. 

 

 

Hai visitato un numero impressionante di città. 

Ho visto Roma per i Mondiali, sono stata in Polonia per la World League, in Danimarca per gli Europei, ma anche in Turchia, Mosca e Doha per le finali di Champions League e/o Mondiale per Club. Ho viaggiato in Serbia, Austria, Repubblica Ceca, l’Italia in lungo e in largo, Francia, Grecia e senza dimenticare Londra 2012 e Rio 2016 la Olimpiadi. Negli anni ho conosciuto persone che poi sono diventate miei amici, viaggiando sempre sola e consapevole che una volta varcato il cancello dei Palasport, avrei trovato la mia famiglia ad aspettarmi.

 

 

Raccontaci il tuo ricordo più bello, e anche quello più “malinconico” se vuoi. 

I ricordi belli sono tanti, troppi. Ci sono quelli materiali come ricevere le t-shirt personali dei giocatori o degli allenatori, il pallone ufficiale di Rio 2016 consegnatomi direttamente da Osmany Juantorena. Ci sono quelli emozionali, come quello di renderti conto della fortuna che hai, assistendo a una finale Olimpica. Quel saluto che passa dal “Buongiorno signora” a “Licia Setti”. Quella soddisfazione personale per avercela fatta ogni volta che torno da un viaggio. Il mio ricordo più brutto? La scoperta della malattia, proprio al termine degli Europei di Cophenaghen nel 2013 dopo aver festeggiato l’argento della Nazionale Italiana. Io ho un melanoma corroidale, un tumore maligno all’occhio destro che è stato curato, ma che mi ha lasciato una cecità e uno strabismo permanente. Come spesso accade le cose spiacevoli si superano assieme, e io sono solita dire che il popolo del volley ha fatto il tifo per me, ed insieme vinceremo. Moltissime infatti sono state le manifestazioni di affetto pubbliche e private che mi sono arrivate dalla pallavolo giocata e scritta, durante il primo periodo delle cure, e questo mi ha aiutato tantissimo e lo sta facendo tutt’ora. Io tifo loro e loro tifano per me.

Raccontaci la tua esperienza a Rio 2016, la nostra ultima olimpiade, ancora impressa in molti appassionati di questo sport per l’oro mancato in Finale. 

Rio è stata la mia seconda occasione, quella nella quale sono riuscita ad organizzare tutto da sola, contro tutti e contro tutto. Quella nella quale ho compreso fino in fondo quando sia bella l’ambiente della pallavolo, sopratutto quello della Nazionale Italiana. Seguirli nei ritiri, negli allenamenti, nelle amichevoli, e poi vederli in campo giorno dopo giorno, partita dopo partita,  a due metri da me, giocare e vincere. Perchè per me non hanno perso l’oro, ma hanno vinto l’argento. Mi ha ripagato di tutti i sacrifici fatti e i soldi spesi. Io non mi vergogno a sapere che molti di voi hanno visto le mie lacrime di gioia in TV quei giorni, sventolando il mio tricolore a bordo campo. Ma anche quella che, grazia alla popolarità attraverso i social, mi ha permesso di capire e apprezzare la quantità di Italiani che si sono appassionati a questo sport meraviglioso. Al rientro venivo fermata e riconosciuta, mi avevano visto in TV, in città grandi come nei piccoli paesi ed io ero immensamente felice e non per orgoglio personale, perchè se avevano visto me, stavano guardando il volley e si stavano appassionando giorno dopo giorno a questa splendida squadra. Questa è la cosa più importante e più bella.

Ma dopo Rio accadde qualcosa…

Avevo annunciato che non avrei più seguito il volley dal vivo, si era avverato il mio sogno e ne avrei tenuto fede, non lo dissi perchè mi vergognavo, ad un voto fatto alla mia madonna nera. Se fosse andato tutto bene, e come ora sapete, è andato tutto al meglio. Ci sono riuscita per poco tempo, anche questa volta è stato il fato che mi ha riportato a bordo campo. Dopo uno dei miei controlli medici, mi dissero che le cose erano peggiorate, mi crollò il mondo addosso. Mentre uscivo dall’ospedale, presi una decisione : anzichè tornare a casa, mi diressi verso Trento, verso il Palazzetto, avevo bisogno di vedere un allenamento. Da quel momento in poi, il volley è diventata la mia medicina principale. 

Cosa consiglieresti a chi non guarda/pratica il volley o lo sport in generale?

Posso solo consigliare di guardare dal vivo le gare, di godere del clima che c’è attorno ad esse, di godere del clima di rispetto reciproco che c’è nelle tifoserie, che in pochi sport è così netto e sincero come il volley. Ci si sfotte, ci si fischia, ma poi si esce tutti a cena insieme, con le maglie tutte diverse ma uniti da un’unica passione. Famiglie intere, coppie giovani o meno giovani, piccoli atleti che aspirano a diventare un giorno dei campioni si ritrovano tutti assieme per passare qualche ora, e loro , come faccio io, lasciano fuori dal Palasport tutti i problemi della vita quotidiana.

E a chi è già un appassionato, cosa gli diresti?

A chi già ama questo sport dico di insistere, di praticarlo o seguirlo a prescindere che si vinca o si perda. Di credere nel gruppo e di non giudicare mai l’operato del compagno o dell’allenatore, entrare in campo o sugli spalti sempre per la squadra e mai contro l’avversario. Una cosa vorrei dirvi in sincerità, con il cuore in mano : non giudicate mai senza conoscere la persona veramente dentro. Sono stata accusata di volermi mettere in mostra, di ricevere biglietti gratuiti e di avere dei privilegi. Non è vero nulla e chi mi conosce lo sa bene, dentro sono molto fragile e il tricolore per me è come uno scudo che mi protegge. Il mio comportamento è sinceramente spontaneo.Io sono così ed è forse questo che piace. In cuor mio ,mi auguro che chiunque possa fare quello che sto facendo adesso io. Non dovete essere invidiosi, non faccio nulla di speciale. Io sono solo una persona semplice che ama questo sport, che lo vive diversamente, che a fine partita non si ricorda il risultato, le statistiche o i ruoli, ma che ha immagazzinato nella mente emozioni uniche.

Licia, i Mondiali non cominceranno senza di te!

Che dire, a settembre avremo questo importantissimo evento, i Mondiali con le finali a Torino. Naturalmente ho già pianificato le ferie per esserci, magari non riuscirò ad entrare perchè i biglietti sono già quasi tutti finiti. Ma ci sarò. A bordo campo o fuori in piazza, con il volley nel cuore. Chi vincerà? Non chiedetelo a me, io di volley ne capisco poco. So solo che ci sarà un lungo applauso finale, che spero sia colorato d’azzurro. Chiuderò gli occhi e ascolterò. Buon volley a tutti.

 

Grazie di cuore a te Licia, da tutti noi 

La nostra cara Licia, racconta la sua storia ancora più dettagliatamente nel suo libro “Io c’ero” – cliccando QUI trovate la pagina facebook dedicata.

 

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