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Ibrahima Baldè

Tralasciamo l’ignoranza un secondo. Vorrei raccontarvi la storia di Ibrahima Baldè. “Chi è mai questo qui?” direte voi. Ammetto che anche per me la prima reazione è stata simile, finché non ho sentito quanto vi starò per dire. Premetto, è la storia di un immigrato, una tra le tante di quelle che sentiamo, per fortuna con un lieto fine, speciale perché legata alla pallavolo. Dunque, vi prego di mettere da parte idee politiche e pareri sull’immigrazione perché non è né il luogo adatto per farlo né tema di competenza della pagina. Voglio solo parlare di questa bella storia di integrazione per raggiungere la normalità come qualunque 23enne desidererebbe avere, che mediante gente stupenda e altruista e il nostro sport è riuscito ad essere felice, magari in modo banale, ma in ogni modo per lui fondamentale. Ibrahima è senegalese, è arrivato in Italia nell’agosto del 2013. Partito dalla Libia, ha viaggiato per quattro giorni dentro la stiva di un barcone con altre 100 persone. Nonostante avesse iniziato gli studi in Senegal, poi continuati temporaneamente in  Burkina Faso, e dopo aver lavorato qualche mese in Libia, ha deciso di investire tutti i suoi risparmi per venire in Italia, per lasciare i problemi, ma soprattutto per stare bene. Una volta sbarcato a Trapani, Ibrahima è stato portato al Cas “Serraino Vulpitta” e lì ha cominciato a studiare la lingua italiana e a integrarsi molto bene nella società. Grazie alla sua tenacia e alla sua intraprendenza, caparbio ha superato gli esami per diventare arbitro della Federazione Italiana Pallavolo. Sport di cui probabilmente non si era mai preoccupato in madre patria.
La pallavolo ha dato il La per il suo riscatto, perché Ibrahima ha anche trovato un lavoro con Garanzia Giovani, presso l’associazione Saman, che gestisce dei terreni confiscati alla mafia, producendo “l’olio della legalità”. Adesso, che ha trovato un lavoro e degli amici, non vuole più andare via da Trapani perché “è come se fosse nato lì”. Ma è bello pensare alla forza che ha lo sport in generale ad unire persone, permettendoci di guardare oltre, al di là che abbiano avuto un passato più travagliato e più sfortunato, e consentendo loro di superare problemi e barriere che la vita ci pone.
(Fonte: Repubblica Tv, articolo di Francesco Bellina)

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