Dopo aver provato a mettere in imbarazzo anche il grandissimo coach Davide Mazzanti, questa settimana torniamo più carichi che mai con una super intervista a quel fenomeno di Simone Anzani!

Intanto, diamo un caloroso saluto a Simone Anzani, l’ospite di oggi! Partiamo con una domanda tranquilla, tornando indietro agli albori della tua carriera. Da piccolo tu giocavi a calcio: quando e perchè hai deciso di passare dall’erba al Taraflex?

Diciamo che al tempo era “dall’erba al cemento delle palestre delle scuole”… Avevo deciso di cambiare perchè a calcio ero talmente ad un livello superiore degli altri che non volevo umiliarli, allora ho deciso di smettere [se non fosse chiaro: era uno scarpone, mica un fenomeno!]. Tramite Luca Butti, il libero di Cantù, che veniva al liceo con me, in prima superiore ho fatto il classico torneo tra le scuole alle superiori e ho detto: “Ma sì, proviamo!”, anche perchè il calcio mi aveva un po’ stancato. Allora ho iniziato, 11 anni fa, in una squadra piccolina del comasco, i cui miei primi allenatori sono l’attuale consulente della Nazionale femminile Alessandro Mattiroli e il preparatore di Cantù in A2 Fabio Taiana. Poi, al termine della prima stagione, mi hanno selezionato per il trofeo delle regioni, con la Lombardia, e mi ricorderò sempre la frase detta dal selezionatore regionale: “Sono dovuto venire fino a quel buco di Como per vedere un lillone di 2 metri che non era neanche capace di mettere un piede davanti all’altro”. Queste sono le frasi… incoraggianti. Durante il torneo, io non lo sapevo, la Sisley Treviso aveva già chiamato casa perchè volevano che andassi a parlare per entrare nel settore giovanile. A luglio sono andato a Treviso a fare il provino.

Sei cresciuto appunto nella Sisley Treviso, poi hai saputo metterti bene in mostra a Verona per diverse stagioni. L’anno scorso il grande salto: a Perugia hai vinto Supercoppa, Coppa Italia e Scudetto, concludendo una stagione strepitosa anche a livello personale. Ci racconti qual è stato il punto di forza della squadra dell’anno scorso?

Simone Anzani con i suoi ex compagni di squadra di Perugia

Magari la gente non lo sa o non lo nota, ma uno dei nostri punti di forza è stata la tenuta mentale durante il corso della stagione. E poi, l’avranno già detto in tanti, ma l’anno scorso chi non si è visto a livello di percentuali e statistiche ma ha fatto veramente un lavoro che non è “nelle sue corde” perchè è abituato a fare il bombardiere è Ivan [Zaytstev]. Si è sacrificato un sacco, purtroppo queste cose non si vedono, ma quando una persona si mette a disposizione per giocare in un ruolo che non è il suo, subendo tutte le pressioni che aveva addosso… Arrivava da Rio dove era esploso, il primo anno a Perugia ha fatto lo schiacciatore e l’hanno massacrato e dette di ogni; l’anno dopo [la passata stagione] è diventato uno dei perni fondamentali della squadra. Bisogna solo applaudirlo, perchè veramente non sapete la sofferenza che aveva Ivan addosso e ce ne sono pochi di atleti che possono giocare con quel rendimento sia da opposto che da schiacciatore: è stato questo un punto fondamentale delle nostre vittorie.

Avete iniziato la stagione alla grande con la conquista della Supercoppa nella tua vecchia casa, a Perugia, anche se la squadra è cambiata per tanti elementi: quali sono i dettagli che dovete migliorare nel corso della stagione per arrivare al meglio agli appuntamenti decisivi per l’assegnazione di Coppa Italia e Scudetto?

Stiamo lavorando su vari aspetti che toccano un po’ tutti i fondamentali, dalla difesa, al muro, alla ricezione, alla battuta perchè essendo una squadra in cui 4 titolari su 7 sono cambiati (io, Micah, Ivan e Denis) bisogna trovare ancora un’amalgama e un’alchimia buona. Stiamo lavorando sodo, alla fine vedremo cosa riusciremo a fare.

Nell’Italia il palleggiatore è Giannelli, l’anno scorso ti alzava De Cecco mentre quest’anno giochi insieme a Christenson: insomma, mica degli scarsoni! Con quale dei 3 ti trovi meglio e perchè?

Simone Anzani con Luciano De CeccoSai che son domande trabocchetto! Noi siamo come le fi**e, se dici una cosa, poi l’altro si offende… Sono tre palleggiatori fantastici, tutti e tre, stiamo parlando forse dei Top3/Top4 insieme a Bruno del mondo. Hanno caratteristiche totalmente diverse… Con Luciano, all’inizio, vedevo che alzava le braccia, tutto storto, poi mi dava il primo tempo da sdraiato. Luciano è così: è creativo, è estroso, ha delle mani fantastiche. Micah è stato nominato il miglior palleggiatore al mondo [ai Mondiali], mi sto trovando benissimo. Simo uguale… Son palleggiatori che fai fatica a non trovarti bene! Poi sarò bravo anche io a mettere giù qualche palla, non è solo e sempre merito del palleggiatore!! No, comunque faccio veramente fatica a dire con quale dei tre mi trovo meglio.

Una risposta politicamente corretta… La Nazionale in questi mesi dovrà passare per un rinnovamento generazionale importante, potendo comunque contare su alcuni pilastri solidi, tra cui Simone Anzani. Sei contento di questa responsabilità? Pensi che potrete tornare a competere per le posizioni di vertice già dal prossimo campionato Europeo o ci vorrà più tempo per inserire man mano le nuove pedine?

Sono contento di questa “investitura” da parte tua, è sempre un onore e bello giocare con la maglia Azzurra. Ma c’è un ragazzo che secondo me è molto bravo, che è Russo, che dall’anno prossimo sarà parte del gruppo. Il problema dell’Italia secondo me è la mancanza dell’apporto dei settori giovanili, perchè una volta c’erano i settori giovanili come Cuneo, Treviso, Trento, Civitanova che ogni anno portavano qualcuno in Serie A e ogni tanto trovavano il “fenomeno” che tiravano su, adesso se guardiamo questi settori giovanili che lavoravano in un determinato modo non ci sono più. Forse mancano le risorse finanziarie… Se guardiamo la Nazionale femminile ci sono tantissime ragazze dal ’95 in su, “rischiano” di aprire un ciclo. Noi non è che l’abbiamo chiuso ai Mondiali, ci sono degli elementi validi che possono far sì che la Nazionale torni, ma non ce ne sono tanti. Anche il fatto che il Club Italia giochi in A2 non va bene. Ho letto la vostra intervista a Mazzo, c’ha completamente ragione. Non si può sempre sperare di naturalizzare qualcuno, ma spero che Osmany ci ripensi.

A Perugia ti hanno beccato al bar a comprare decine di lattine di birra come un tifoso qualunque. Eravate pessimisti per la finale e non avevate preparato niente per festeggiare? Ci spieghi cos’è successo quella sera?

Simone Anzani con le lattine di birra al PalaBartonAd un certo punto, dopo la premiazione, ho salutato un po’ di persone, dovevo andare a fare l’antidoping; sono andato in spogliatoio e ho visto che nessuno aveva portato niente da bere: non c’era lo spumante, non c’era una birra… boh! Sono andato dal responsabile dell’antidoping e ho detto: “Dottore, devo andare un attimo al bar. Arrivo subito.”. Allora, quando vieni notificato per l’antidoping, sei sempre seguito da un addetto. Allora avevo questo galoppino che mi seguiva, un angelo custode! Sono andato in mezzo al campo dove c’erano i miei e ho detto: “Mamma, papà, non c’ho qua il portafogli: datemi qua quello che avete che devo andare a prendere da bere!”. Sono andato al bar, che conoscevo anche i ragazzi che ci lavoravano, e ho detto: “Ragazzi, datemi quello che riuscite” perchè non sapevo quanti soldi avevo, 40€, 50€ boh! Fatto sta che mi han dato le birre e sono andato in spogliatoio, gliele ho date a tutti, l’ho offerta anche a quelli dell’antidoping… ma non l’hanno voluta.

Ma quindi è vero che ti hanno prestato i soldi i tuoi genitori!

Eh sì, perchè non ce li avevo lì! Ce li avevo in spogliatoio!

Dai tuoi social abbiamo visto quest’estate che ti piace un sacco passare le vacanze al mare. Ci chiedevamo: meglio la rete da pallavolo o la rete da pesca?

Simone Anzani in vacanza al mareGuarda, ti dico, io non sono un grande pescatore… A Nello so che piace andare a pescare! [Di questo e tanto altro ne abbiamo già parlato con lui!] Quindi non pescando non saprei dirti… Non lo so. Ma se potessi andare una settimana alle Maldive a pescare, andrei molto volentieri in questo momento!

Che cos’hai tatuato sulla spalla? Che pesce è?

Il tatuaggio di Simone AnzaniDietro c’è una leggenda giapponese: questa carpa ha risalito una cascata, ha superato molte insidie… te la sto facendo molto breve adesso [grazie al cielo, manco so cos’è una carpa io; al massimo so cos’è una scarpa]. Se vuoi cerchi su Google della Carpa Koi. Dicevo, ha superato tante insidie, arriva in cima a questa cascata e gli dei giapponesi, o chi ca**o ne so, l’hanno premiata per la sua caparbietà e la voglia di raggiungere gli obbiettivi trasformandola in un dragone d’oro. Questo è il significato della carpa: la consapevolezza nei propri mezzi e negli obbiettivi che vuoi raggiungere e la volontà nel raggiungerli: questo è il concetto. Che poi tutti mi prendono per il culo: “Eh c’ha il pesciolino rosso!”, però dietro il pesciolino rosso c’è stata una ricerca, non è una cazzata!

A cosa pensi quando, dopo aver fatto punto, ti giri verso i tuoi compagni con gli occhi spiritati?

Ma non lo so, non lo so! Quando sono in campo certe volte mi domando come faccio determinate cose perchè non lo so neanche io! Quello che mi viene in mente sul momento… beh, se vai a vederti c’è un video contro la Slovenia al Mondiale in cui ho fatto un muro, sono sceso da muro e ho preso per il collo Colaci! [se non vi ricordate la scena, il video è qua sopra!]

E con questo tentativo di omicidio in mondovisione, possiamo chiudere la nostra intervista: in bocca al lupo Simo! Il nostro appuntamento ritorna la settimana prossima con un altro ospite molto interessante… Se siete impazienti e non riuscite ad attendere 7 giorni, gustatevi di nuovo tutte le nostre interviste ignoranti!

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