Serena Ortolani

Una settimana dopo aver avuto la fortuna di scambiare due parole (purtroppo niente birre) con Simone Anzani, oggi la nostra imperdibile rubrica ha come ospite una campionessa che ha fatto e che sta facendo tuttora la storia del nostro sport: la mitica Serena Ortolani. Super-simpaticissima e disponibile, dopo suo marito Davide Mazzanti, anche Sere non poteva esimersi dal torchio delle nostre squallide domande. E allora… partiamo subito!

Iniziamo l’intervista di oggi porgendo il nostro benvenuto a Serena Ortolani in questa puntata de “La Doppia”! Apriamo la raffica di domande con una curiosità: perchè hai iniziato a giocare a pallavolo?

Che domandona! Io ho iniziato a giocare a pallavolo perchè nel mio paesino non c’era altro, in realtà [e ride]… Io ho vissuto, quando ero piccola, in un paesino piccolissimo, c’era solo la pallavolo, tutte le mie compagne facevano pallavolo e allora io… pallavolo! E ho iniziato così. Che poi all’inizio non mi piaceva neanche tanto! Poi ho preso un po’ la mano, ho iniziato a divertirmi… ed è nata la passione!

Sei una pallavolista che sul campo ha conquistato una carrellata di trofei: 4 Scudetti, 2 Coppe Italia, 2 Supercoppe e 3 Champions League. Hai dimostrato di vincere con tante squadre ma gli ultimi trofei sono stati vinti insieme a tuo marito Davide Mazzanti. Pensi che i successi siano derivati da un legame che va oltre gli aspetti più razionali (come l’allenamento, la tattica, la tecnica,…)?

Serena Ortolani con Davide MazzantiPenso che conti sia il lavoro in sé che questa sorta di intesa. Sicuramente lo “spingere tutti i giorni”, fare le cose fatte bene, avere entrambi in testa un obbiettivo che è fare bene per la squadra è fondamentale. E penso che anche non parlare tanto di pallavolo a casa sia stato positivo per la squadra e per i risultati. Sono tante piccole cose che sappiamo entrambi come dobbiamo gestire che hanno fatto bene alla squadra e al rendimento personale. Poi tra me e Davide non c’è bisogno di parlare, ma quando giocavo per lui quel “qualcosa” in più mi veniva da dare perchè, essendo mio marito, ti viene quella motivazione in più. Io gioco per la squadra e il mio obbiettivo è far vincere le mie compagne, ma mi sono accorta durante gli anni che se il mio allenatore è mio marito, quella cosa valeva anche di più.

L’arrivo di Gaia ti ha costretta ad interrompere la tua vita da sportiva per circa una stagione. La nascita tua figlia ti ha cambiata come atleta anche dopo che hai ri-iniziato ad allenarti?

Serena Ortolani con la figlia GaiaCi ho messo un po’ di tempo a rimettermi fisicamente, quello è sicuro, perchè comunque un anno incinta ti sforma totalmente. Ma la cosa bella è che, quando le cose non vanno benissimo, torni a casa, vedi lei e non ci pensi più. Quello è un lato superpositivo, perchè non stai lì a rimuginarci sopra.

In più di un’occasione, hai subito delle pesanti esclusioni dalla Nazionale, la più clamorosa penso che sia l’Olimpiade del 2012. Hai dei rimpianti in questo senso?

Alla fine sono stata esclusa “solo” in quelle Olimpiadi. Sono tranquillissima, perchè in quelle stagioni lì stavo facendo veramente bene, ma sono scelte dell’allenatore che non si possono commentare, quindi amen: è andata così e basta. Ci si adegua.

Con la Saugella Monza state ottenendo dei buoni risultati, vi sentite in grado di lottare per lo Scudetto e la Coppa Italia? Oppure Conegliano e Novara sono troppo forti?

Serena Ortolani con le compagne di squadra della Saugella MonzaBeh, Conegliano e Novara sono ad alto livello, hanno la panchina lunga e hanno grandi giocatrici. Se noi non fossimo pronte per lo Scudetto e la Coppa Italia non saremmo neanche a giocare, no? Io penso che non dobbiamo guardare alle altre squadre, ma soltanto a noi: quello che c’è da sistemare, le cose da migliorare e basta. Dobbiamo pensare al nostro lavoro e migliorare partita dopo partita.

Abbiamo chiesto a tuo marito se è più difficile sopportare 2 donne in casa o 14 in palestra. Invece a te vorrei chiedere: Davide è più pesante tra le mura domestiche o sul Taraflex?

Mura domestiche, tutta la vita! [ride tantissimo]

Parliamo delle tue avventure a Bergamo, a Casalmaggiore, a Conegliano e, adesso, anche in Nazionale. Quando una tua compagna di squadra osava (oppure osa) non essere d’accordo, anche in modo pacato, con l’allenatore (che è anche tuo marito…), tu la prendevi a Mikasate in faccia oppure incitavi la rivolta?

Incitavo la rivolta… No guarda, all’inizio anche io sapevo che la gente non si poteva sfogare perchè c’ero io di mezzo, allora ogni tanto ero io che faceva la battutina tipo: “Oh Davide oggi che c’aveva?”, “Quest’esercizio qua è proprio una palla!”… La mettevo un po’ per sdrammatizzare, anche se di questi problemi non ce ne sono stati tanti, anzi… Quindi sono stata tranquilla!

In campo vediamo sempre che sei una donna energica, grintosa,… no, no diciamo la verità: sembri perennemente incazzata. Ma cosa urli alle avversarie quando scaraventi a terra un pallone?

Serena Ortolani esultaDi solito alle avversarie io non urlo tanta roba, urlo alle mie compagne! “Brava!” alla’alzatrice quando mi fa una bella alzata, magari… Però alle avversarie non… cerco di non prendere cartellini, ecco. Preferisco incitare le mie compagne che “agguerrire” le mie avversarie, insomma!

In Giappone tu eri la più esperta del gruppo: è più faticoso stare dietro ai bisogni di tua figlia Gaia oppure delle 17enni di oggi?

Serena Ortolani con la Nazionale Italiana al Mondiale in GiapponeBella questa! Eh beh, ovviamente per quelli della figlia è diverso, è molto più pesante! No, non pesante… Diciamo che è più “responsabile” la cosa. La vedi con occhi diversi… Però quest’estate è stato per me un piacere stare con le giovani e poter dare quel “qualcosa” in più.

Tu sei nata da centrale, poi ti sei affermata opposto e, negli ultimi anni, sei stata schierata all’occorrenza anche schiacciatrice. Ma non ti sei mai stufata di questi cambiamenti al punto da dire: “Oh coach, non rompere le palle! Adesso decido io dove giocare.”?

[Ride parecchio] No beh, già da prima giocavo posto 4, in realtà. Io ho provato in tutti i modi di fare la banda, ma mi sono resa conto che per troppi anni ho fatto l’opposto e non riuscivo a rendere come volevo nell’altro ruolo perchè c’è quel dettaglio in più, che è la ricezione, e me lo sentivo un po’ stretto; perciò non ho detto proprio così all’allenatore, ma ne abbiamo parlato a quattr’occhi. Abbiamo trovato una soluzione per Conegliano quando eravamo lì l’ultimo anno. Io posso essere un opposto che qualche volta si mette a ricevere, mettiamola così!

E con questa chiosa tattica, possiamo concludere questa intervista! Ringraziamo molto calorosamente Serena Ortolani e auguriamo a lei e alle sue compagne di squadra della Saugella Monza una grande stagione.

In attesa della prossima intervista, potete sempre dare un’occhiata a quelle precedenti!

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