Dopo due settimane dall’ultimo appuntamento in compagnia della simpaticissima Ilaria Spirito, ritorniamo con una delle ultime puntate de La Doppia con un ospite fenomenale, un ignorante vero sia in campo che fuori. Signori e signore, ecco a voi Santiago Orduna! Il vero talento non sta nelle sue mani, ve lo assicuriamo, ma nella sua ignoranza

Santiago Orduna con la maglia della Bunge Ravenna nel giorno della conquista della Challenge CupCiao mitico, che onore ospitare un fenomeno come te ne La Doppia! Prima domanda tattica: sei partito dall’Argentina, poi ti sei trasferito in Spagna e infine ti sei accasato in Italia. Quale esperienza ti è rimasta di più nel cuore?
Bella domanda questa… ne scelgo 2! Per me giocare a Modena, giocare in una squadra top, indossare quella maglia, vincere una Supercoppa sicuramente è stata una delle esperienze più belle. Nel dopo-Modena, sicuramente l’anno scorso per quanto si è creato a Ravenna in tutti i sensi, non solo come risultati sportivi, visto che abbiamo vinto la Challenge Cup, ma anche a livello di gruppo è stato un anno spettacolare: c’era qualcosa di particolare in quella squadra che non è facile ritrovare nelle squadre in cui ho giocato. Queste due esperienze sono state sicuramente molto belle.

Santiago Orduna con la maglia di Modena VolleyAllora torniamo indietro proprio alla stagione 2016/17 in cui hai giocato a Modena. Siete partiti fortissimo con la Supercoppa in casa, rimontando al tie break contro Perugia, poi un lento declino. Cosa è successo in quei mesi?
Per guardare la situazione in maniera obbiettiva, noi non abbiamo fatto bene solamente in Supercoppa, abbiamo fatto un girone d’andata ad altissimi livelli, vincendo quasi tutte le partite e con tutte le grandi, perdendo due partite con squadre di metà-bassa classifica nelle uniche due partite in cui Earvin [Ngapeth] era infortunato. Da dicembre, in cui è iniziato il girone di ritorno, c’è stato il calo; per me è dovuto al fatto che quando vinci va tutto bene, appena perdi due partite i problemi di gruppo vengono fuori… Si inizia a cercare delle colpe, il gruppo non era unito per affrontare tutte le difficoltà…
Ed era sempre colpa di Orduna, qualsiasi cosa succedeva…
Sì, ma se devo essere onesto chi dava la colpa a me, non capisce un c***o di pallavolo. Se tu vai a vedere i numeri d’attacco di Modena un anno prima e l’anno in cui c’ero io, le percentuali d’attacco sono uguali. Era chiaro che si cercavano delle giustificazioni, bisognava sostituire Bruno, l’anno prima avevano vinto il Triplete, lui aveva vinto le Olimpiadi, era una situazione particolare. Io sapevo cosa andavo a fare a Modena e cosa mi aspettava. Io psicologicamente mi aspettavo quello, non è una piazza facile, però sicuramente è una delle piazze più belle d’Italia. Comunque i conti si fanno alla fine, noi abbiamo lottato in tutte le competizioni: in Coppa Italia abbiamo perso in semifinale 15-13 al tie break, in Champions abbiamo beccato Civitanova che volava, era in formissima… Peccato perchè poteva essere una stagione in cui potevamo toglierci qualche soddisfazione in più. Ma chi doveva prendersi delle responsabilità, magari non se le prendeva… 

Santiago Orduna con la maglia della Vero Volley MonzaIn questa stagione giochi alla Vero Volley Monza, l’unica realtà italiana in cui la stessa società è presente sia al maschile che al femminile. Pensi che questo sia un punto di forza della vostra società e che questo possa dare un contributo importante a tutto il movimento pallavolistico italiano?
La Vero Volley Monza è una delle società più strutturate in Italia non solo perchè gestisce due squadre nella massima categoria, ma soprattutto perchè intorno al Consorzio girano tantissime squadre giovanili, e questo fa benissimo al movimento: è una aspetto molto positivo che va preso da esempio. Quest’anno i risultati parlano, loro sono tra le prime 6 e noi siamo nei Play Off, siamo entrambe in Finale di Coppa Challenge e tutto questo testimonia il lavoro della società. Piano piano la Vero Volley ha fatto dei passi in avanti e, adesso, per come è attrezzata e per quanto può crescere ancora è una delle migliori società in A1.

Santiago Orduna con la maglia dell'ArgentinaSei argentino ma hai anche la cittadinanza italiana. Hai qualche rimpianto a livello di Nazionale? Magari il piacere di essere convocato con la maglia Azzurra…
Io ho giocato in Nazionale con l’Argentina fino al 2008. Ho avuto la fortuna e il piacere di rappresentare il mio Paese. Poi, da quando sono venuto in Italia (una decina di anni fa) ho fatto una scelta di vita e sportiva, perchè è sempre stato un sogno fin da piccolo giocare qui. Poi tramite mia nonna sono riuscito ad avere la cittadinanza e da lì, insieme a mia moglie [anche lei argentina], abbiamo preso la decisione di trascorrere la nostra vita qua. A livello di Nazionale, sapevo che facendo questa scelta non potevo più essere convocato con l’Argentina, ho scelto di giocare da italiano. Poi chissà, non chiudo la porta per essere tenuto in considerazione per la Nazionale italiana, anche se ci sono delle regole da rispettare per il numero di oriundi [massimo 1]. Io non posso dire di sentirmi al 100% italiano, ho un cuore diviso a metà, l’Argentina è le mie radici, ma mi sento molto italiano per le tradizioni, la famiglia e anche sportivamente. Amo l’Italia, se c’è la possibilità di essere preso in considerazione, a me farebbe solo che piacere…

Hai quasi 36 anni, ti rimangono ancora diverse stagioni da professionista ma starai già iniziando a pensare a cosa fare quando avrai smesso: credi di voler intraprendere una carriera da allenatore come tuo padre oppure hai progetti diversi?
Ci penso e non ci penso. Ogni tanto ci faccio qualche pensiero, ma finchè continuo ad andare in campo, a divertirmi, a voler andare ad allenarmi preferisco non pensarci più di tanto, ma è inevitabile. Mi piacerebbe continuare ad essere legato alla pallavolo, il ruolo dell’allenatore, avendo esempi in famiglia di allenatore da alti livelli, mi piacerebbe. Devo vedere se ho la pazienza per allenare. Viene fuori spesso il discorso con Soli [l’allenatore di Monza], a volte lo guardo e gli dico: “Io non so se avrei la pazienza che hai te…” Sono due risate che facciamo a volte in allenamento. Comunque, di certo mi piacerebbe rimanere legato al volley, non so se da allenatore o in un altro ruolo.

Santiago Orduna a Madrid per la finale di Copa Libertadores tra Boca Juniors e River PlateOltre che giocatore di pallavolo, come ogni argentino tu sei anche un appassionato di calcio e sei un grande tifoso del River Plate. Devi assolutamente raccontarci quei 2 giorni assurdi, da Bari a Madrid, per la finale di Copa Libertadores!
Quella è stata una finale di Libertadores [il massimo trofeo continentale sudamericano  per il calcio] atpica in tutti i sensi. Già l’andata era stata rinviata per maltempo, poi ci sono stati i problemi al ritorno e lo spostamento a Madrid… Quando ho saputo che si giocava a Madrid, ho guardato subito il calendario e ho avuto un culo mondiale perchè si giocava di domenica e noi, per casualità, giocavamo il sabato. Allora mi sono buttato a vedere i voli, gli aerei, le combinazioni e tutto quanto e sono riuscito ad incastrare tutto. Anche il biglietto non era facile da trovare, sono stato 20 minuti con due computer a cercarlo con i voli già presi… Poi quel giorno giocavamo a Bari, era una partita che pensavo di vincere 3-0… Invece abbiamo vinto 3-2, in rimonta: il volo era alle 21:30, alle 20:15 abbiamo iniziato a giocare il tie break. Per fortuna mi ero accordato con Marco Falaschi [giocatore di Castellana Grotte], che doveva anche lui prendere quell’aereo per Pisa, abbiamo fatto la doccia in 5 minuti e siamo scappati in aeroporto. Per fortuna l’aereo era anche in ritardo, per cui è andato tutto liscio. A Madrid è stato pazzesco, la partita è stata incredibile, abbiamo vinto la partita più importante del secolo 3-1, una follia! Era anche pieno di italiani, nel volo di ritorno ho trovato un tifoso di Trento che mi ha detto: “Ah, ma io ti conosco!”…

Santiago Orduna, 10 anni fa e oggiQualche settimana fa andava di moda la #10yearschallenge a cui hai partecipato anche tu su Instagram. A tal proposito ti chiedo: con quale coraggio andavi in giro con quei capelli?
[Ride parecchio, poi si calma…] Vabbè, ma quelli erano i primi anni qua in Italia, appena arrivato ero più ignorante di adesso con quei capelli un po’ come i calciatori… Un po’ stile Pocho Lavezzi o Leo Messi… Secondo me è l’Europa che ti cambia! Io da quando i miei non mi hanno rotto più le palle per tenere i capelli corti, in ordine, verso i 13-14 anni, ho iniziato a tenerli lunghi. Giocavo anche con la fascetta, quanta ignoranza. Poi dopo un po’ di anni rivedi le foto e pensi: ma guarda un po’ questo…

Domanda secca: è più forte Orduna o De Cecco?
Con Lucio abbiamo un bel rapporto, in Nazionale siamo anche stati compagni di camera per 3 anni, abbiamo un gioco credo simile ma fisicamente siamo diversi: lui però è talentuoso di natura, anche io però ho delle mani stupende!! Facciamo la sfida alla Play invece: a NBA è più forte lui, a Fifa invece sono molto più bravo io! Anni fa ci trovavamo spesso e giocavamo tantissimo insieme.

Lo striscione fatto dai tifosi di Perugia "contro" Santi OrdunaChe opinione hai dello striscione fatto dai tifosi perugini l’anno scorso?
Su quello striscione bisogna assolutamente prenderla bene! Mi sono divertito a vederlo, sono uno che non se la prende, bisogna stare alle regole del gioco: bisogna saper perdere e bisogna saper vincere da signori. Anche quello è importante, per chi vince tanto. Non si dedicano quelle cose a chi passa inosservato, forse avevano un po’ paura o qualcosa la temevano… Però è una lunga storia che viene dai tempi di Modena, in cui abbiamo vinto contro di loro la Supercoppa e li abbiamo sempre battuti durante l’anno. Ma, ripeto, fa parte del gioco, non bisogna mica prendersela: di sicuro preferisco quello di Modena quando sono tornato: “Santi Orduna uomo vero”, è stato un bel riconoscimento a quello che ho dato e fatto a Modena.

Santi Orduna in un servizio fotografico assieme alla moglie LucilaChiudiamo con l’ultima domanda: dopo che tua moglie ha partecipato qualche anno fa a Miss Italia, sei pronto a fare tu qualche concorso oppure il modello?
No no no, non è proprio per me! Qualche volta abbiamo fatto dei servizi fotografici insieme, lei ha insistito perchè le sembrava una bella idea, ma io sono proprio negato: lasciami il pallone! Mi diverto se c’è da fare quelle cose, ma so di essere negato.

Ringraziamo il buon Santiago Orduna per la sua disponibilità: manca solo che ci offra una classica grigliata argentina e siamo a posto. Un grosso in bocca al lupo per questo importantissimo finale di stagione a lui e a tutta la Vero Volley Monza: in attesa del prossimo week end di partite, date una letta alle nostre vecchie interviste… Anche se potrebbe essere controproducente per la vostra salute mentale. Ma forse ne vale la pena.

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