Neanche le feste di Natale possono arginare le nostre stupidaggini; ancora mezzi sbronzi, spiaggiati sul divano dei nonni, non potevamo privarvi di un appuntamento così importante. Dopo una puntata galattica con Michelino Baranowicz, anche oggi torna La Doppia, con un ospite d’eccezione: cari amici, ecco a voi Il libero, l’immensa Paola Cardullo! La nostra ignoranza ha contagiato anche lei, incredibile…

Ciao Paola, benvenuta nella nostra rubrica! Tu sei stata una delle pioniere del ruolo del libero e sei diventata un modello di riferimento per tante giovani atlete. Invece, al contrario, volevo chiederti: c’è una giocatrice o un giocatore da cui hai preso ispirazione?

Quando è stato introdotto il ruolo del libero io sono stata immediatamente predisposta a fare questo, quindi non c’era nessuno prima a cui potessi rifarmi o che potevo vedere come modello o come idolo, perchè una volta nato il ruolo siamo state in tante ad essere le prime ma non avevamo nessuno da cui seguire l’esempio. Nel corso della carriera sicuramente ci sono state tante giocatrici che io ho ammirato in questo ruolo, tra cui Stacy Sykora e il libero della Nazionale giapponese Sano. Poi io vedevo in continuazione video su video su video dei giapponesi perchè la loro tecnica di ricezione e difesa è sempre stata negli anni la migliore al mondo, quindi dal punto di vista tecnico mi ispiravo molto a loro, poi c’erano cose che andavano al di là della tecnica per cui ammiravo Sykora, piuttosto che altri giocatori. Prendevo spunto da ciò che vedevo e che mi poteva interessare.

Hai vissuto tantissime stagioni a Novara, togliendoti tante soddisfazioni a livello personale e di squadra. Ti senti ancora legata alla società piemontese?

Paola Cardullo a NovaraNovara è stata la mia casa per tantissimi anni e probabilmente anche per quelli più significativi, perchè sono arrivata che ero piccolissima e sono cresciuta lì. Quindi anche a livello di amicizie, diciamo che Novara io la considero “casa mia”. La società è cambiata rispetto a quando giocavo io, però conosco molte persone che lavorano dentro, molte giocatrici… Quindi sì, la considero casa sotto molti punti di vista.

15 settembre 2002. All’ultimo pallone di un tie break al cardiopalma, Elisa Togut mette giù l’ennesimo punto: l’Italia è campione del Mondo. Quali sono stati i pensieri e le emozioni di Paola Cardullo?

Paola Cardullo con la Nazionale campione del Mondo nel 2002Ti dico la verità, di quella partita io non mi ricordo praticamente niente, tranne gli ultimi palloni ma solo perchè li ho rivisti in TV o su Internet. Non mi ricordo niente perchè probabilmente ero in quella che chiamano “trance agonistica”, ho proprio un vuoto! Era un obbiettivo più grande di noi, nessuna si aspettava un risultato del genere, per cui le emozioni sono state grandissime. Io ero molto giovane, avevo comunque vent’anni, quindi con ancora tanta strada da fare ed ero lì non dico per caso ma quasi: era il secondo anno con la Nazionale seniores. Mi sentivo una bambina catapultata in un qualcosa di molto più grande di lei, ho realizzato veramente molto dopo quello che avevamo fatto e forse me lo godo più adesso che lì per lì.

Oltre alle vittorie in maglia Azzurra, sono numerosi i tuoi successi con i club; nel tuo palmares, però, manca lo Scudetto: l’assenza di un trofeo così importante è un rimpianto nella tua carriera?

Sicuramente! Sicuramente è un grande rimpianto, anche se comunque sono ancora in attività, quindi mai dire mai, anche in un domani… Però rimane il mio rimpianto più grosso, il mio obbiettivo e il mio stimolo maggiore. Negli ultimi anni non sono stata in società che avevano un obbiettivo simile, però ripeto: la palla è rotonda e gira, a volte si è visto vincere trofei importantissimi a squadre che nessuno avrebbe pensato che potessero arrivarci. Per me è importante avere motivazioni e stimoli, quindi sicuramente è la cosa che mi manca di più e se mai dovesse arrivare il giorno in cui realizzerò questo sogno (perchè per me rimane tale) potrei anche smettere serenamente di giocare.

Hai deciso di rimetterti in discussione scegliendo una realtà emergente come Filottrano. Quanto è difficile per una campionessa del tuo taglio dover quasi ricominciare da zero?

Paola Cardullo con la Lardini FilottranoIo non lo considero un ricominciare da zero, nel senso che comunque, per quanto magari non tutte le squadre hanno gli stessi obbiettivi quando si parte, trovo stimolante essere in questa squadra; sono la più grande a livello di età, quella un pochino più esperta delle altre, perciò il mio obbiettivo è anche cercare di far crescere le altre ragazze o anche crescere insieme a loro, perchè la pallavolo sta cambiando. Rispetto alla pallavolo a cui sono abituata io, adesso è diversa e per me è stimolante rimettersi in gioco. Per qualsiasi giocatore è importante se si vuole continuare a crescere, sennò si rimane sempre allo stesso livello e questo non fa per me. Se io faccio le cose cerco sempre di farle bene e nel miglior modo possibile e crescere dove ancora devo crescere: la perfezione non esiste, cerco di migliorarmi in quello che posso, e questa realtà (come quelle vissute in precedenza) sono tutte esperienze che mi danno un pezzettino in più sia al mio essere “atleta” che al mio essere “persona”.

Dopo un forzato passaggio di consegne (nelle estati del 2011-2012, in cui hai dovuto rinunciare anche alle Olimpiadi per problemi fisici), Monica De Gennaro è diventata sempre più il libero titolare della Nazionale, prendendo il tuo posto. Quali sono le principali differenze fra te e la giocatrice campana?

Io credo che lei si sia meritata il posto. Al di là che io abbia avuto dei problemi fisici, lei in quegli anni ha compiuto veramente una crescita mostruosa, quindi si merita di essere dov’è tutt’ora. Le differenze tra me e lei non sta a me dirle, non è una cosa che posso valutare, ci vorrebbe una persona esterna che riesca lucidamente a guardare tutte e due (considerando la “me” di qualche anno fa, perchè ora credo che per forza di cose le mie prestazioni siano un pochettino ridotte rispetto a quelle che potevano essere in passato). Sicuramente lei è un giocatore che dà moltissimo aiuto alle compagne, è un giocatore di riferimento, è un giocatore che non scende mai sotto un certo standard e per il ruolo del libero questa è una cosa fondamentale: un giocatore è forte nel momento in cui tutte le volte riesce comunque a mantenere un certo standard di gioco sia in ricezione che in difesa. Con lei sei sicuro di questo, che su alcune cose lei c’è e non le sbaglia, e questo credo che sia la caratteristica più importante del nostro ruolo. Non possiamo permetterci di fare una partita così-così, una partita bene, una no… Sei forte nel momento in cui sono tutti sicuri di te perchè fai sempre quello. In questo momento credo che sia effettivamente il libero più forte nel mondo.

Paola, dopo tante stagioni passate a calcare i taraflex di tutto il mondo sembra proprio non voler arrivare il giorno in cui deciderai di appendere le ginocchiere al chiodo. Ma non ti stufi mai di togliere il sorrisino alle attaccanti avversarie?

Mah, perchè mai dovrei farlo? Finché mi diverto, mi piace… Per me è stra-divertente: ciò che faccio, lo faccio con una gran passione e un gran amore, quindi finché li ho… no, non smetterò! Mi spiace!

Si dice che “non conta essere alti, bisogna essere all’altezza”… Però diciamo la verità, nella pallavolo l’altezza conta e non poco! Se tu fossi nata una ventina d’anni prima, precedentemente all’introduzione del ruolo del libero, che posto in campo avresti ricoperto?

La raccattapalle! Ma sì, cosa avrei potuto fare? Prima che iniziasse ad esserci il libero facevo il posto 4, ma dai, che potevo fare? Sono nana! Tra le altre cose, baro sempre sull’altezza che dichiaro. O al massimo avrei potuto fare quella che passa lo spazzolone sul campo!

I tuoi salvataggi sono fatti di tuffi perfetti: hai mai pensato di fare concorrenza a Tania Cagnotto?

Paola Cardullo in tuffoNo no no no no! Stai scherzando? Poi io ho paura dell’acqua! Spesso mi dicono: sembra che tu sia in piscina. Seee! Se fossi stata in piscina state tranquilli che non mi sarei tuffata così! State sereni…

Negli ultimi 10 anni le esigenze tattiche delle tue squadre ti hanno visto qualche volta impegnata nel giro dietro con la maglia da schiacciatrice: hai mai chiamato una pipe?

Vabbè in allenamento sì, ma lo faccio anche adesso. Ma solo per ridere… Negli esercizi, per fare un po’ la stupida, chiamo pipe per far ridere gli altri. Tra le altre cose quest’anno è capitato anche che me l’abbiano data… Ma in allenamento soltanto, in partita non mi permetterei mai: cerco di mantenere una dignità, non so se la palla arriverebbe nell’altro campo.

Per concludere: hai mai spigolato un bagher?

Paola Cardullo in bagherOooeh! Sì. Io spigolo spessissimo. Solo che, non so perchè, io ho uno spigolo… “attivo”? Non so come chiamarlo. Ma spesso va lì. Non so cosa dirti, è vero. Non sto scherzando… Ogni tanto, anche in allenamento, la palla va lì ma io l’ho spigolata. Chiaro che non lo posso dire a nessuno, eh! Poi, è chiaro, c’ho anche lo spigolo che va in tribuna, però ce li ho entrambi! Sia lo spigolo “attivo” che quello negativo. A volte la prendo non so come, su parti del braccio improbabili, però rimane lì.

E con questo insospettabile scoop direi che è proprio arrivato il momento di chiudere baracca e burattini. Gli spigoli della Prima Divisione non ci spaventeranno più! Cari Brutti, lasciandovi alle precedenti interviste, vi auguriamo buon Capodanno: bevete quanto volete, ma cercate di recuperare una minima dignità per giovedì prossimo… La Doppia vi aspetta!

 

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