La Doppia – Pallavolisti Brutti incontra… Michele Baranowicz!

Dopo aver tirato fuori il lato peggiore della palleggiatrice di Busto Arsizio, Alessia Orro, andiamo a colpo sicuro intervistando un collega della bella Alessia: l’ospite di oggi è uno dei nostri simboli… Signore e signori, titolari e panchinari, ecco a voi Michele Baranowicz!

Michele Baranowicz, che piacere avere come ospite un monumento all’ignoranza come te! Innanzitutto una domanda molto personale… Sei figlio di un pallavolista polacco; sei sempre stato convinto di voler giocare nella nazionale Azzurra o c’è stato qualche momento nella tua carriera in cui ti ha anche solo sfiorato il desiderio di vestire la divisa rossa e bianca? A Torino, in finale, hai provato un minimo di invidia?

Onestamente, il fatto che mio padre sia polacco e che anche io abbia il sangue polacco l’ho sentito poco; è chiaro che il mio modo di giocare, come sono stato “tirato su” pallavolisticamente parlando viene dalla Polonia, quasi tutto quello che so me l’ha insegnato lui, quindi un po’ di polacco in me c’è. Per quanto riguarda la Nazionale polacca, ci ho pensato in questi 3 anni in cui sono stato senza Nazionale, perchè comunque mi mancava un palcoscenico del genere. Purtroppo però c’era un problema chiamato Leon, e quindi sarebbe stata dura farmi chiamare e “rubare” un posto per un naturalizzato. Per l’invidia: no. Non ce n’era. C’è stato dispiacere per il risultato finale, sono stato felice per alcuni miei ex-compagni come Kurek che ha sofferto tanto per il Mondiale giocato in Polonia dove lui non era presente… É andata così, son contento di essere italiano e di giocare nell’Italia e basta.

Fino ai Mondiali per i noti problemi di Piacenza non avevi firmato il contratto con nessuna squadra, per poi ufficializzare la tua avventura in Turchia soltanto al termine del torneo. Speravi di rimanere a giocare in Italia oppure era comunque già un tuo desiderio fare un’esperienza all’estero?

Il mio desiderio in realtà era trovare una soluzione che mi entusiasmasse, sia dal punto di vista tecnico e, senza nascondermi, anche da quello economico. Ho avuto dei contatti con Siena, dove sembrava tutto concluso ma poi ero la loro “seconda scelta”, hanno preso Marouf e quindi non se n’è fatto nulla. Ci sono stati dei contatti prima della chiusura del mercato con Verona, però anche lì a parte grosse parole non se n’è fatto nulla, non si è mai neanche parlato di contratti o cose varie. E poi Piacenza è sparita… Ma sono contento di essere qua, sono stato fortunato, è una società che lotta per il titolo, giocheremo la Champions League… Non era questione di rimanere in Italia, volevo trovare una situazione che mi entusiasmasse, l’ho trovata e son contento così.

Sei stato messo in disparte dalla Nazionale per diversi anni; poi l’estate Azzurra e la conferma nei convocati per il Mondiale. Tu lo ritieni un premio per il grande impegno che ci hai messo negli ultimi mesi oppure un punto di partenza? Giocando all’estero, temi che la tua visibilità si riduca oppure non sei di questa opinione?

Mah, non credo. Ivan ha giocato in Russia ed è stato convocato in Nazionale, Oleg [Antonov, mitico!] pure, quindi non penso che questo sia limitante per quanto riguarda le convocazioni. Oltretutto gioco in una società che disputerà la Champions League, tanti giocatori che sono convocabili… Aspetta che c’è un pullmino ignorante che fa un bordello qua. Qua l’ignoranza serpeggia che non hai idea… Comunque… Non penso che questo sia limitante, alcuni giocatori che possono essere convocati non disputano nessuna coppa europea, quindi non vedo perchè io dovrei avere meno visibilità. Per quanto riguarda la convocazione di quest’estate, l’ho ribadito più e più volte, sono stato molto contento, non penso che sia stato un premio per l’ultima stagione ma per tutto quello che ho fatto nella mia carriera fino ad oggi, non mi sento secondo a nessuno o una “seconda scelta” e penso di aver ancora tantissimo da dimostrare e far vedere: do il massimo per il mio club e per essere convocato. Sono stato contento di aver fatto parte del gruppo e di aver dato una mano in ogni momento e modo possibile.

Nella tua carriera hai vinto diversi titoli tra cui uno Scudetto con la Lube: credi di poter tornare a vincere qualcosa di importante, magari da protagonista? Quest’anno ad Ankara quali sono gli obbiettivi della squadra?

Gli obbiettivi qua sono ovviamente di cercare di vincere tutto: Supercoppa, Coppa Turca e Campionato. La Supercoppa è già nostra, adesso bisognerà lavorare per gli altri due titoli. Mi piacerebbe vincere ancora qualcosa qua in Turchia e anche tornare a rivincere qualcosa negli altri Paesi.

Sei nel pieno della tua carriera: c’è ancora qualcosina che manca a Michele Baranowicz per completare il suo bagaglio di atleta? E se sì, cosa secondo te?

Non è che mi manca qualcosa, vorrei avere una seconda possibilità in una squadra di alto alto livello, perchè sono stato mandato via dalla Lube senza aver avuto la possibilità di rifarmi e da lì in poi sono stato etichettato come la pecora nera. Onestamente non penso di essere nè una pecora nera né un santo, semplicemente sono un giocatore che ha determinate caratteristiche, sono cambiato tanto caratterialmente nel corso degli anni e l’arrivo di mia figlia è stato un ulteriore step, quindi ripeto: non cambierei nulla ma mi piacerebbe avere una seconda possibilità perchè ad oggi l’unica seconda possibilità me l’ha data Chicco [Blengini] e sono grato di questo.

Con quel servizio decisivo nella partita contro l’Argentina sei diventato l’eroe della serata. Io ancora mi chiedo come hai fatto a fare ace: dai su, ammettiamolo, una battuta dal basso sarebbe stata ben più pericolosa…

Guarda, onestamente me lo sto chiedendo ancora anche io. Chicco in quel momento mi ha chiamato all’ultimo secondo possibile per fare il cambio; io non ero ghiacciato, ero pietrificato. Oramai ero una statua al Nelson Mandela. Ca**o, sono entrato e non sapevo cosa fare. Ho detto: “Me la lancio bassa e tiro, qualsiasi cosa succeda la butto di là.” É uscita ‘sta cacata di battuta e ti giuro che quando ho visto quell’altro che si sdraiava per terra e la palla andava di là, non ho capito più una mazza. É stato un momento tragicomico ma allo stesso tempo felice: è stata una battuta fantozziana.

Come detto prima, durante il Mondiale eri senza squadra… dopo aver vissuto il torneo sull’onda dello slogan “libera i cani” ed essere diventato, contro l’Argentina, il Cane Alpha, hai ricevuto una proposta di contratto direttamente dal signor Burns?

Ahahah! No, però sarebbe stato entusiasmante fare il dog sitter!! É stata un’estate particolare, ho vissuto tanto la gioia e la felicità per la Nazionale quanto anche la drammaticità sportiva della mia situazione, senza una squadra, con i soldi che mi mancano ancora da Piacenza; è stata un’estate bellissima da un lato e triste da un altro, non è stato facile tenere la testa giusta per allenarsi al massimo. Ma penso di averlo fatto nel migliore dei modi e via, adesso punterò ad un contratto per i Griffin! Ma sai che ti dico? Anche la carriera da fattorino non sarebbe malaccio, eh. Portare in giro pacchi sarebbe figo… E se dovete fare delle consegne, non fate i pagliacci e scegliete DHL che ve li consegno io direttamente a casa! A parte gli scherzi, colgo l’occasione per ringraziarli tanto perchè hanno dato una grossa mano alla nostra società per una spedizione, qui. Bravissimi.

Ma in Turchia si mangia qualcos’altro oltre al kebab? Ma cosa cavolo succede lì?

Guarda, io sono ad Ankara, che è la capitale e c’è parecchio traffico e guidano veramente come le bestie. Ogni volta che torno a casa il mio primo pensiero è di prendere un’Apache e sterminare metà della popolazione di Ankara, perchè veramente guidano come le bestie, non c’è rispetto per nulla, vince il più forte, sembra di fare il Gran Premio di Formula 1 ogni volta. Per il resto si sta bene, è chiaro che ci sono differenze culturali tra il nostro mondo e il loro. La principale cosa che cambia nel mondo della pallavolo è che qua, quando fai una cavolata o batti sotto rete, non porti le paste, pizza o birra ma porti i baklava, che è il dolce tipico che consiste in 16 panetti di burro che vanno ad unire della pasta sfoglia inzuppata nel miele e nei pistacchi e già solo a vederli ingrasso, prendo dei chili. Ne mangio uno e poi devo correre per 10 giorni consecutivi. Poi ci sono cose positive e altre negative, ma sto bene! Non si mangia solo kebab, la carne qua è ottima, a parte il fatto che non c’è il porco, ma la carne è ottima e si fa mangiare molto volentieri. Ma io sono a dieta da quando sono nato, a 13 anni la gravità deve avermi schiacciato a terra e mi sono sfragnato e devo costantemente essere in dieta.

Sei sempre stato un giocatore molto “esuberante” sia dentro che fuori dal campo; qual è la minchiata più divertente che hai combinato da giocatore? In partita, in allenamento, anche in albergo…

Una minchiata… Ma sai che è difficile perchè ne ho fatte talmente tante di stronzate che vabbè, quella che rimarrà nella storia penso sia la biciclettata passata in Nazionale ormai resa famosa, però nei club grosse minchiate da aver fatto incazzare tutti no… Il primo anno a Verona con me c’era Francois Lecat. Allora alla prima cena gli ho detto: “Dai, andiamo a mangiare la pizza!”, lì sotto casa. Allora feci preparare una pizza con una fetta che era fuoco puro e lui ci mise sopra un’oliva. Allora gli dissi: “Guarda che qua c’è l’usanza che chi mangia questa fetta con l’oliva ha fortuna tutto l’anno!” Porca miseria, questo ragazzo ha iniziato a mangiare ‘sta pizza e dopo neanche mezzo morso ha iniziato a sudare come una bestia ed è stato male per 3 giorni consecutivi, non riusciva più a sedersi sulla tazza del cesso, quindi son crepato giù dal ridere.

Con questa sconvolgente rivelazione, ringraziamo il mitico Michele Baranowicz per aver potuto condividere le sue migliori perle con noi. Augurandogli tanti trofei e ignorantate in uno dei Paesi più consoni a questa missione, vi lasciamo alle altre interviste e vi diamo appuntamento a giovedì prossimo. Nel frattempo… buon Natale!

Emanuele Nigris :

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