Dopo Lucia Bosetti, oggi la bacheca trofei de La Doppia si arricchisce di un altro ospite straordinario, un ragazzo umile e gentile, un libero fenomenale, un campione incredibile: siore e siori, ecco a voi Jenia Grebennikov! In campo le prende tutte, in quest’intervista non ha schivato nessuna ca**ata e ha saputo risponderci a tono, da uomo vero! Grande Jenia, iniziamo con ‘ste domande… 

Jenia Grebennikov quando gioocava in GermaniaJenia Grebennikov, è un onore per noi poter ospitare il miglior libero del Mondo! Hai iniziato a giocare in Francia, dopo 5 stagioni hai deciso di trasferirti in Germania e poi in Italia; quali sono le differenze tra i 3 campionati?
In Francia sono tutti fisicamente un po’ più bassi, hanno un po’ più di tecnica: non battono così forte, non schiacciano così forte… Però hanno una bella mano, è tecnica, fanno pallonetti… Sai, un po’ come Earvin o Clevenot, i francesi fanno queste giocate. In generale lì è un campionato dove è difficile fare ace perchè ricevono bene, poi difendono anche tanto. La palla è sempre in gioco, non la butti giù subito. La prima può perdere contro l’ultima, non sai mai chi può vincere, è molto difficile fare pronostici. In Germania è totalmente differente. Quando ero lì, c’erano solo 3 squadre che giocano davvero bene e che hanno un buon livello: noi eravamo una squadra molto giovane, il nostro allenatore durante la settimana ci ammazzava per preparare il week-end e soprattutto la Champions, poi noi eravamo in rivalità con Berlino [Jenia giocava nel Friedrichshafen], un anno vincevamo noi, un anno loro… E ogni volta avevamo molta pressione in queste sfide, nessuno voleva proprio perdere. I palazzetti sono molto piccoli, a parte il nostro e quello di Berlino, ma sono sempre pieni e la gente ama la pallavolo. E in Italia… semplicemente è il campionato migliore del mondo. Ogni week-end si trovano giocatori fortissimi, che giocano in Nazionale, il livello è altissimo.

Hai vissuto 3 stagioni alla Lube, vincendo lo Scudetto e la Coppa Italia. Quali ricordi di Civitanova porti ancora con te?
Sicuramente la prima stagione, quando sono arrivato, perchè mi sono inserito in una squadra in cui c’erano tutte le stelle: Milijkovic, Stankovic, Podrascanin, Osmany, Micah Christenson… Io ero come un bambino vicino a loro, era incredibile per me essere con loro e giocare con loro. Penso ancora a 10 anni fa che li guardavo alla TV con il mio papà. Mi ricordo bene il primo allenamento, ma anche il secondo anno in cui abbiamo vinto il Campionato perchè era una stagione difficile per me, iniziata sulla panchina per 4 mesi, perchè abbiamo avuto problemi con gli stranieri. Poi sono tornato sul campo, abbiamo vinto ed è stata una vittoria importante per me e per tutta la Lube. 

Jenia Grebennikov esulta con la maglia di TrentoSiete arrivati ad un passo dalla Supercoppa Italiana, avete vinto con merito il Mondiale per Club e siete primi in Superlega. Qual è la vostra qualità più grande?
Siamo un gruppo di giocatori molto bravi che hanno la voglia di costruire insieme qualcosa. La qualità più importante è che giochiamo da squadra, abbiamo un gruppo davvero forte: quando uno gioca male lo aiutiamo, quando gioca bene lo sosteniamo. Ci spingiamo sempre, la solidarietà e l’umiltà sono visibili. Questo è un gruppo in cui ognuno dà qualcosa per la squadra, non soltanto quelli che sono sul campo, ma anche quelli che sono in panchina. Tutti danno qualcosa, non c’è la volontà di “rubare il posto”, ma si vuole aiutare la squadra.

Jenia Grebennikov con la FranciaCon la Nazionale francese avete vinto un Oro al campionato Europeo del 2015, con una squadra piena di giocatori fortissimi: però alle Olimpiadi e al Mondiale avete deluso e non siete riusciti a giocarvi una medaglia. Cosa vi manca per fare il salto di qualità?
Non lo so. Penso che nel 2015 eravamo un po’ la sorpresa del campionato Europeo, prima abbiamo vinto la World League e fino a lì nessuno faceva caso alla Francia. Siamo cresciuti, ma nelle competizioni importanti abbiamo sempre fatto fatica perchè le altre squadre forti erano più forti di noi, si sono “adattati” al nostro gioco e noi siamo andati in difficoltà. Abbiamo sempre iniziato bene l’estate, poi pian piano caliamo. Nei prossimi anni dovremo essere concentrati per le competizioni importanti, non solo per la VNL. Noi spingiamo subito forte, siamo super concentrati, poi forse molliamo un po’. Spero che cambierà, perchè sono già 3 volte di fila che sbagliamo le competizioni importanti.

Chi è l’avversario più forte che hai incontrato in questi anni?
Ah, Leon è un animale. Per me è un animale. Batte bene, schiaccia bene, riceve bene, lui ammazza proprio la gente! Lui è veramente bravo, ha una tecnica perfetta. Se vuoi creare un giocatore perfetto al computer, crei Leon.

Due anni fa con la Lube hai dovuto spesso giocare da schiacciatore [a causa della regola del numero massimo di 4 stranieri in campo], entrando in seconda linea, ma hai fatto anche qualche punto (a memoria, ricordo un ace contro Verona…). Ma tu potresti fare anche l’opposto o il centrale?
Come opposto è impossibile, come centrale… no! Ma da schiacciatore magari, anche se ormai ho già 28 anni!! Mi sento bene come libero, e onestamente preferisco giocare in un top club come libero che in una squadra mediocre come schiacciatore… Ma centrale è impossibile perchè a muro sono terribile e opposto dovrei ammazzare la gente, e io non so farlo.

Jenia Grebennikov in Italia 3-0 Francia alle Olimpiadi di Rio: godo ancoraFa più male perdere 3-0 contro l’Italia alle Olimpiadi o perdere 5 finali in una stagione?
Eh… è difficile! Ma perdere 5 finali è stato assolutamente peggio, è stato terribile, soprattutto l’ultima! Mi sveglio ancora oggi e ci penso!

Sei bravissimo a difendere, il migliore nel tuo ruolo! Per allenarti usi i Mikasa o le palline da tennis? Qual è il tuo segreto?
No no, solo palle Mikasa per non perdere la sensazione del pallone. Ma quando ero col mio papà, in Francia, che era il mio allenatore, lui mi lanciava le palline da tennis a destra e a sinistra per migliorare il riflesso e la velocità delle gambe. Ora che sono in Trentino, mi lanciano le mele: anche se ho già la maglia verde, quindi sono già io una mela… 

Jenia Grebennikov, come sempre, senza manicottiDurante le partite non usi i manicotti: ma le tue braccia non diventano mai delle braci ardenti?
Sono abituato, ma qualche volta brucia! Per esempio, ieri ho preso una bastonata da Nimir [Abdel Aziz; questa intervista è stata fatta un mese fa, il giorno successivo alla sfida Trento-Milano] e mi ha bruciato un po’ il braccio, però è questione di abitudine. Ma mi piace avere la sensazione di avere la palla sulle braccia: ho provato a usarli, ma non riesco. Però tengono caldo!

Ultima domanda: abbiamo visto diverse volte che ti piace molto cucinare, specialmente il sushi. Quando avrai smesso di giocare ti piacerebbe aprire un ristorante? E vorresti fare cucina giapponese, italiana o francese?
Negli ultimi mesi non ho ancora fatto il sushi, lo faccio quando c’è la mia ragazza a casa. Comunque la cucina italiana non è male, un ristorante italiano a Parigi non sarebbe male. Perchè io faccio molto bene la pasta in bianco! [RIP Carlo Cracco]

Jenia Grebennikov doveva avvertirmi che la sua SIM non era italianaRingraziamo il fenomeno Jenia Grebennikov per questa fantastica intervista, un po’ meno per non avermi detto che la sua non è una SIM italiana: 7,65€ per una chiamata di 15 minuti, mannaggia al diavolo… Tra le imprecazioni per aver sprecato in un colpo solo la ricarica per Natale di zio Michele (grazie zio, numero 1! A Pasqua allungamene 20, magari), vi lasciamo alle vecchie interviste (imperdibili, gente!) e vi diamo appuntamento alla prossima settimana. Ospite, come già rivelato, la schiacciatrice della Pomì Casalmaggiore Caterina Bosetti!

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