La Doppia – Pallavolisti Brutti incontra… Gabriele Maruotti!

Dopo che anche Paola Cardullo è caduta vittima delle nostre squallide domande, quest’oggi abbiamo cercato di andare a molestare uno dei “nostri“, un fedelissimo, il re degli schiacciatori Gabriele Maruotti! La Doppia non poteva prescindere dalla presenza di un ospite così importante per noi.

Ciao Gabriele, benvenuto anche a te in questa serie di interviste! Per prima cosa volevo chiederti: ti senti di più un trascinatore o un “giocatore operaio” sempre al servizio del bene della squadra?

Eh eh, bella domanda, questa! Secondo me un po’ entrambi, ma dipende dalla situazione e dalle circostanze. Mi sono tolto dalla testa di essere l'”Ivan Zaytsev”, nel senso di quel tipo di giocatore che fa 25 punti a partita: quello è ciò che tutti quanti vorrebbero essere e che tutti provano ad essere. Poi ad un certo punto dici: “Ca**o! Non ci riesco.” Quindi devi rivedere un po’ la tua posizione. Credo che questo processo io l’abbia già fatto e so bene qual è il mio ruolo. Non è quello che fa 5 ace a partita, che fa 25 punti e che è sui giornali tutte le volte… è quello dell’operaio. Ma non è detto che l’operaio non sia il trascinatore della squadra. Perchè ci sono situazioni in cui l’operaio è necessario e anche l’operaio può essere quello che ti fa vincere le partite, quindi diciamo che di base il mio ruolo è da operaio, ma ogni tanto mi diverto a trascinare… quando ci riesco. Vorrei riuscirci più spesso!

Proseguiamo con una domanda riguardante la tua esperienza spezzettata alla Sisley Treviso, dove hai conquistato alcuni trofei riuscendo pian piano ad emergere: cosa ci racconti delle tue stagioni in terra veneta?

Ma c’ho veramente un grande… Rammarico. Mi dispiace veramente che non ci sia più. Sono stati veramente degli anni bellissimi, poi quando ricordi il passato, lo ricordi sempre nel migliore dei modi possibili e quindi è stata veramente un’esperienza incredibile, senza dimenticare che io a Treviso ci “esco fuori”. Ci sono arrivato che avevo 13 anni e, fra le varie competizioni giovanili e qualche allenamento in Serie A, pian piano ho raggiunto la prima squadra. Era tutto bellissimo, super-organizzato… Ricordo ancora la prima volta che a 15 anni ho messo piede dentro la Ghirada, che era questo centro sportivo gigantesco che aveva Benetton, e quindi anche la Sisley, in cui c’erano i ragazzi della pallavolo, del basket e del rugby, tutti quanti ad allenarsi lì dentro, che vivevano pure lì dentro. Uscivamo solo per andare a scuola. Era proprio un ambiente fantastico, di condivisione, con esperienze nuove, la prima volta fuori casa… Treviso per me è stato il posto in cui da bambino son diventato un uomo.

Hai girovagato in diverse squadre dell’Italia e una delle piazze in cui hai giocato è stata la tua Roma: dopo Milano, è utopia riportare il grande volley anche nella capitale?

Sì, secondo me sì. Non credo che sia un caso che in tutte le grandi città, Milano, Torino, Firenze, Roma non ci sia solo la pallavolo e ci sia solo il calcio. Per me è difficile far convivere calcio e pallavolo, perchè il calcio mangia tutto e poi probabilmente, per come l’ho vissuta io, a Roma ci sono troppi interessi sotto, c’è troppa politica, che poi fa sì che dopo, com’è successo con Mezzaroma, l’anno in cui io ero lì, salti tutto in aria, perchè non ci sono più le condizioni politiche e salta il banco. A Milano auguro di farcela, ha dimostrato di poter essere una piazza importante. C’è stata in passato, anche in modo importante, con la Mediolanum di Berlusconi. Ma anche lì c’era la politica di mezzo, interessi troppo grandi e quando hanno visto che il gioco non valeva la candela hanno fatto finire tutto. C’è stata l’Asystel Milano che ha avuto una grande squadra, però è durata quant’è durata… Questa Milano sta facendo un percorso graduale, è partita in punta di piedi in Superlega e ora sta facendo un grande campionato, mi auguro che possa durare!

Tre stagioni a Latina, tra cui l’ultima in cui avete raccolto molto meno di quanto seminato: cosa vi è mancato per poter partecipare ai Play Off?

Eh! Avevamo una signora squadra, sì. Forse è quello che sta succedendo quest’anno a Siena, sai. Abbiamo una signora squadra, sì, ma le squadre non si fanno sulla carta e questa è proprio la dimostrazione palese. L’anno scorso non so cos’è mancato, però qualcosa c’era, altrimenti ci saremmo arrivati.

Arriviamo al trasferimento a Siena, una realtà che si è presentata in Superlega con un mercato sorprendente ma i risultati, al momento, sono stati al di sotto delle aspettative. Quali possono essere gli obbiettivi per il finale di stagione?

Credo che di obbiettivi se ne sia parlato troppo durante l’estate, sembrava che visto che avevano fatto un mercato del genere i Play-Off erano già assicurati. Anzi, che la salvezza fosse già assicurata e che ci saremmo giocati i Play-Off forse addirittura per arrivare quinti. E invece, come dicevo prima, le squadre non si fanno sulla carta: poi bisogna sempre vedere come si gioca, come si sta insieme, come si creano le alchimie di squadra. Quindi, a proposito di obbiettivi, e ad essere onesto abbiamo già cominciato a farlo noi, dobbiamo rivederli. Al momento è centrare la salvezza, è troppo importante per noi e per la società restare in Superlega. Quindi ad oggi voglio prima soddisfare quell’obbiettivo che pensare a tutto il resto, quindi dobbiamo centrare la salvezza. Ce n’è un altro, in realtà, che è la conseguenza di questo: esprimere il potenziale che ancora non siamo riusciti a tirar fuori, a divertirci sul campo e far entusiasmare una piazza che assolutamente se lo merita. Nel momento in cui troveremo il bandolo della matassa e riusciremo a giocare come, secondo me, possiamo, a quel punto arriverà la salvezza, ci divertiremo e potremo parlare di altro.

Ci riveli cosa è nascosto nella barba di Moroof? Ma è il fulcro del suo talento, come il codino di Baggio? Sai, è uno di quei pensieri che non mi fanno dormire la notte.

Potrebbe esserlo! Sembra un po’ il James Harden de noantri. Un po’… sta figura mitologica, quel tizio con la barba che viene da un posto lontano. La barba l’ha fatto personaggio! Senza barba non sarebbe il personaggio che è. Così è proprio mitologgico! Adesso faremo una scommessa con lui, tipo: entriamo nei Play-Off e gli tagliamo la barba (altro che Baggio, questo diventa Mauro Camoranesi!). Ma poi hai visto la sua pagina Instagram? 1 milione e 6! Il doppio di quanti ce ne ha Ivan. Lui lì è un dio. E se l’Emmas Villa mette una foto, sotto ci saranno 50 commenti di cui 49 sono arabi. Come i profili del Liverpool con Salah. Devastante!

Siena è la patria del Palio: ti vedresti bene nel ruolo di fantino?

Mica tanto! Ma mi sa che nessuno de noi può fa’ er fantino, mi sa. Ma sai che è una figata il Palio. Siena vive per il Palio! Anche nel periodo invernale è un’atmosfera che si respira costantemente. Quindi no, fantino non direi. Abbiamo più la stazza pe fa’ i cavalli!

Al Mondiale c’è stato più rammarico per non aver potuto lottare per una medaglia o per non essere diventato il Cane Alpha?

Eeeeh, quella è stata una bella storia, eh! Senti, quando l’ho vista scritta sulla Gazzetta dello Sport ho detto: “Ca**o, l’abbiamo fatta grossa!!” Che poi molti non sanno neanche da cosa è nato… Tutto è iniziato nell’ultima amichevole prima dei Mondiali, proprio qua a Siena, contro la Cina. Era la seconda amichevole che facevamo contro di loro, allora giocavano i titolari e noi stavamo tutti lì in panchina a guardare la partita, poi sai, all’ultima prima del Mondiale nessuno si aspettava di giocare. Tra il terzo e il quarto set, eravamo a fa’ riscaldamento e arriva Chicco che ci fa: “Adesso, giocate tutti quanti!” E sembrava Mr. Burns che dice: “Smithers, libera i cani!!” Poi siamo entrati, abbiamo stravinto il set, secondo me giocando meglio dei titolari, il pubblico che si stava facendo due palle così e non si aspettava ‘sto popò di casino, quando siamo entrati ha iniziato a divertirsi. Da lì abbiamo scritto una storia gigantesca. Quindi è nato tutto da quel momento lì. Sembrava proprio Mr. Burns.

A settembre tutta l’Italia ha imparato a memoria il ritornello “Gabriele Maruotti, lo schiacciatore di Fregene” (oltre al 53 di piede di Nelli e a tutte le altre perle annesse e connesse): ma quando qualcuno arriva a casa tua, c’è Colantoni che gli apre la porta?

Tutte le volte, come tutte le volte che Nelli si mette le scarpe c’è Colantoni che dice: “GABRIELE NELLI C’HA IL 53 DI PIEDE!” Che poi, ed è la cosa che me fa’ ride’, a Fregene non c’è un ca**o! Non ci sei mai stato? Fregene è famosa perchè è la spiaggia dei vip, ma è un posto demmerda, ci so’ 3000 abitanti ma non c’è niente! L’unica cosa degna di nota è che ci abito io.

Dopo esserci tolti anche ‘sto sfizio, possiamo veramente lasciare in pace il mitico Lele nazionale. L’appuntamento, come sempre, è per giovedì prossimo: in attesa del carbone della befana e di una nuova sfavillante puntata, non potete perdervi le ultime interviste! Pallavolisti Brutti augura a tutti voi un buon 2019 e tante paste!

Emanuele Nigris :

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