La settimana scorsa il grande ospite di questa rubrica è stato l’irreprensibile Uros Kovacevic: per l’appuntamento di questa settimana, invece, abbiamo incontrato l’eroe del Mondiale, il coach Davide Mazzanti! Il malcapitato allenatore marchigiano ha coraggiosamente accettato di sottoporsi alle nostre ignoranti domande, ignaro di trovarsi di fronte a gente ben poco seria… Ma ormai la frittata è fatta e lui, da gran gentiluomo, non si è mai sottratto alle nostre squallide richieste!

Per prima cosa porgo un calorosissimo benvenuto a “La Doppia” all’allenatore della Nazionale italiana femminile Davide Mazzanti! Caro coach, siamo reduci da un Mondiale che l’ha vista autentico trascinatore, grande condottiero. Innanzitutto volevo chiederle: ha detto alcune settimane fa che il vostro successo mediatico vi deve responsabilizzare. Come ci si sente ad essere una delle “figure di copertina” di un evento così importante?

Davide Mazzanti durante il MondialePrima di cominciare, dammi pure del “tu”! Dal nostro ritorno in Italia è cambiato molto. Devo dire che, al di là dell’accoglienza che abbiamo ricevuto a Malpensa, la cosa veramente diversa è andare a fare la spesa: vedi che la gente ti riconosce, dal bambino fino al signore o alla signora che magari non ha mai guardato prima la pallavolo. La responsabilità più grande, secondo me, è non pensare a come gli altri ti vedono ma a pensare sempre a come tu ti senti per mantenere l’attenzione su quello che stai facendo. Quindi è intesa sia in merito a quello che dici (avendo più visibilità, hai più responsabilità), ma anche su noi stessi a non modificare il nostro modo di fare, perchè magari sei più attratto da come gli altri ti vedono che da come tu ti senti.

Sabato 20 ottobre, è mattina a Yokohama. Ti svegli e sai che di lì a poche ore la sua squadra dovrà giocare una finale Mondiale. Quali sono stati i pensieri più ricorrenti del coach dell’Italia?

Mah, devo dire che il Mondiale l’abbiamo vissuto dentro una bolla che ci ha portato fino alla finale. C’era un po’ di tensione in più perchè era l’ultima partita, però pensieri diversi rispetto a quelli che mi avevano accompagnato prima non ce ne sono stati. Anche perchè grossi discorsi motivazionali alla squadra non li ho mai fatti durante il Mondiale, anzi, ho sempre pensato più a prepararle al meglio per la partita. Perciò ho pensato di più a come battere la Serbia, come avevo fatto prima, con una tensione leggermente diversa perchè era l’ultima partita.

Arriviamo alla finale contro la Serbia. Un set dominato, un set vinto sul filo del rasoio, due set di sofferenza totale. Si arriva al tie break: contano di più le indicazioni tattiche (in una partita in cui l’Italia, sotto vari aspetti, è mancata rispetto agli altri match) oppure l’allenatore deve far leva soltanto sull’aspetto mentale delle giocatrici? É mancata solo la lucidità nella seconda metà del set oppure abbiamo perso soltanto perchè la Serbia era complessivamente superiore?

Io non credo che noi siamo inferiori alla Serbia, né che noi siamo stati superiori alla Cina o al Giappone in quei tie break che abbiamo vinto; siamo lì, sul filo del rasoio e due palloni fanno la differenza. Anche sul discorso della lucidità della seconda parte del set io non la vedo tanto, anche perchè nella prima parte secondo me non siamo stati aggressivi come al solito; abbiamo provato a modificare alcuni aspetti tattici in cui stavamo facendo fatica, che però non siamo riusciti ad arginare, però alla fine sono stati veramente due palloni che hanno fatto la differenza. Quindi la sensazione, che è la stessa che avevamo all’inizio, è che siamo lì insieme a tutti, che ce la giochiamo per due palloni: sono caduti spesso dall’altra parte, ma quei due decisivi sono caduti dalla nostra, ma non sento questa inferiorità o superiorità nei confronti degli altri, siamo proprio lì al pelo con tutti.

Paola Egonu ha un futuro radioso e questo è certo. Continuerai ad impiegarla come opposto oppure nella tua testa frulla ancora l’idea di tornare a farla giocare da posto 4?

Paola EgonuNella mia testa l’idea di impiegare Paola in posto 4 era il “Piano B”, poi il “Piano A” andava benissimo e quindi non ho mai cambiato. Credo che Paola abbia tutte le caratteristiche per giocare in banda, però credo che abbia bisogno di tempo. Ovviamente se non si allena mai a fare il posto 4, sicuramente avrà sempre più chances da opposta che da 4, però il suo talento le permette di giocare anche in banda. Quindi nella mia testa c’è di continuare il percorso che sta facendo lei e, in caso, di sfruttare le sue qualità anche in 4 se ci fosse la possibilità, ma non cambiare quello che è il percorso tecnico che sta facendo Paola.

Adesso facciamo qualche passo indietro. Nei club sei stato l’allenatore italiano più vincente degli ultimi anni: 3 Scudetti, 1 Coppa Italia, 2 Supercoppe in ben 3 squadre differenti. Quale tra questi ritieni essere la vittoria più bella e qual è la giocatrice che più ti ha impressionato in questi anni di carriera?

Davide Mazzanti a CasalmaggioreIl primo Scudetto è stato quello dell’incoscienza perchè non sapevo nemmeno io dove fossi. Forse quello più inaspettato è stato quello di Casalmaggiore, perchè le altre due squadre [Bergamo e Conegliano, gli altri due club in cui ha vinto lo Scudetto] erano state costruite per vincere; dire che Casalmaggiore potesse quell’anno vincere lo Scudetto… nessuno se lo sarebbe immaginato. Quindi, se devo scegliere uno tra i tre, il più incredibile è stato quello di Casalmaggiore. La ragazza che più mi ha impressionato, invece, è stata Megan Easy, per la facilità con cui fa le cose. Mi ha sempre impressionato in modo incredibile, perchè fa le cose con una naturalezza e una facilità che non ho visto tante volte nella mia carriera.

Invece adesso vorrei chiedere: qual è stato il momento più duro della tua carriera di allenatore?

Quello dove ho fatto più casino, dove sono andato più in difficoltà, è stato il secondo anno a Bergamo; dopo lo Scudetto mi sono perso completamente. Anche se poi l’esonero è arrivato a Piacenza, credo che le difficoltà più grosse io le abbia incontrate lì. Se riguardo a quell’anno mi rendo conto che ho fatto tantissimi errori, ero in difficoltà e non ero lucido. Come ti dicevo prima, ero molto orientato a “cosa ero diventato” più che a “come mi sentivo”: il fatto di aver raggiunto il sogno, cioè vincere lo Scudetto, mi aveva fatto perdere la strada.

Adesso direi che è arrivato il momento di darci un taglio con le domande troppo serie, abbiamo capito che non fanno per noi. Passiamo ora ad un argomento veramente importante: la tua è una vita passata ad allenare squadre femminili; dopo il massaggiatore, il tuo è il secondo ruolo sognato da tutti noi. Ti senti un po’ privilegiato?

Davide Mazzanti durante un time outMooolto!!! Mooolto privilegiato! A volte coi ragazzi scherziamo, diciamo: “Ma ti rendi conto di dove siamo?”. Mio padre dice sempre una cosa: “Ma quand’è che cominci a lavorare? Non può essere un lavoro il fatto di stare in mezzo alle ragazze a fare pallavolo”, per dire quanto è lontana da lui l’idea di lavoro. E lo dice da serio! Magari adesso ha cambiato idea, ma me lo ripeteva spesso: non poteva essere un lavoro stare in mezzo alle ragazze.

Durante il Mondiale Serena è stata utilizzata solo marginalmente: hai mai avuto paura che lei ti schiacciasse una pallonata in faccia?

No, i conti si fanno a casa! Lì, mai. Quindi lì non si è mai permessa…

É più difficile gestire due donne in casa o una quindicina di atlete (femmine) in palestra? In ogni caso, le siamo vicini…

Davide Mazzanti con la moglie Serena Ortolani e la figlia GaiaBeh, è tutto diverso! Diciamo che è una responsabilità diversa, però diciamo che l’allenamento che faccio in casa è propedeutico per la palestra, quindi tutto quello che provo in casa con le donne è propedeutico per le 14 che ho in palestra, anche se spesso quella che ho in casa ce l’ho anche in palestra…

Girone delle qualificazioni alla semifinale, partita contro la Serbia, quarto set, ultimi scambi e time out chiamato dalla panchina Azzurra. La tua indicazione è stata: “Buttati dentro e prega il Signore”, una frase che rimarrà nella storia. Solo le preghiere dei credenti più ferventi potevano fermare la Boskovic?

No no, ma è tecnica! Non volevo essere frainteso: è tecnica, non… spirituale! Lei purtroppo non si ferma con le preghiere… Comunque è una cosa tecnica, perchè quando io dico “prega il Signore” intendo la posizione di difesa con le braccia un pochino “a dire il Padre Nostro”, un pochino aperte, è una cosa tecnica, non spirituale! Infatti tutti mi han detto, e anche l’Azione Cattolica mi ha scritto: “Che bello che hai detto così”… Sì, ma non è spirituale, è tecnica!

Infine una curiosità che ho in testa da alcune settimane: come ha fatto lei a rimanere impassibile dopo il punto di Egonu in semifinale contro la Cina? Io ho rischiato di spaccare il televisore dall’adrenalina. Non è umana quella calma!

Se riguardi le immagini del primo Scudetto a Bergamo, stessa roba. Ero così concentrato su quello che dovevo fare, alla palla dopo, che non ho esultato. Ero così dentro la partita a pensare: “Se non metto per terra questa…”, “L’azione dopo cosa devo fare?” che non mi è venuto da esultare. Siccome avevo fatto una cazzata nel quarto set, ed ero rimasto un po’ sotto per metà set, ho pensato: “Adesso sto dentro la partita finchè non finisce” e quando è finita ero così dentro la partita a pensare alla palla dopo che non sono riuscito ad esultare perchè dovevo pensare a quello che avrei dovuto fare dopo. Ed è uguale a quello che mi è successo nel primo Scudetto a Bergamo, se rivedete le immagini non esulto perchè pensavo a cosa fare alla palla dopo. É un segno buono, perchè vuol dire che sono in partita!

Ringraziamo di cuore Davide e gli auguriamo il meglio per il suo lavoro nella nostra amata Nazionale! La nostra sbandata rubrica ritorna la prossima settimana con un altro ospite molto interessante

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