La settimana scorsa abbiamo avuto il piacere di ospitare in questa rubrica molto poco seria l’Azzurra Carlotta Cambi! Oggi, per dimostrarvi che non facciamo favoritismi verso le ragazze, abbiamo avuto il piacere di rompere un po’ i cabasisi al centralone dell’Italia e di Modena Daniele Mazzone! Bando alle ciance, diamo subito spazio alle nostre irreprensibili domande.

Ciao Daniele, benvenuto in questa intervista molto poco seria! Innanzitutto vorrei chiederti se puoi raccontarci qualche aneddoto particolare sul vostro nuovo coach, il guru della pallavolo Julio Velasco.

Be’, lui sa sicuramente di avere un nome importantissimo, soprattutto in Italia, per quello che ha fatto negli anni ’90 con la Nazionale, ma ci tiene al fatto che questa cosa non interferisca con il nostro lavoro. Lui vorrebbe diventare un allenatore quasi “trasparente”: non vuole che il suo nome, la sua gloria e la sua fama interferisca con questo. Questo denota una sua umiltà, che in molti allenatori invece non si vede: vorrebbero essere protagonisti mentre lui, pur essendo protagonista di fama, non lo vuole essere.

Il salto di qualità nella tua carriera è indubbiamente il trasferimento nel 2015 a Trento: lì sei rimasto 2 stagioni, conquistandoti il tuo spazio. Poi sei passato a Modena, dove ora potresti essere un po’ chiuso dai tuoi compagni di reparto. Da qui al termine della stagione, pensi di poter dare il tuo contributo anche in termini di minutaggio?

Daniele Mazzone con la maglia di Trentino VolleyVorrei partire proprio da Trento… Sono arrivato dopo un anno a Città di Castello molto complicato: ci sono andato sapendo di giocare pochissimo, perchè comunque avevo davanti Van De Voorde e Solè che erano nettamente più forti; però volevo andarci perchè volevo migliorare sia sul muro che sull’attacco avendo appunto davanti due centrali forti. Poi il caso ha voluto che il primo anno ho giocato più di quello che mi aspettassi, mentre il secondo ho giocato più per meriti miei. Con Angelo Lorenzetti abbiamo lavorato molto sull’attaccare qualunque tipo di palla e penso sia il mio punto forte. A Modena sono venuto per giocare da protagonista in una squadra di vertice: mentre a Trento partivo la maggior parte delle volte dalla panchina, a Modena sapevo che avrei giocato da titolare. Poi ho fatto un buon campionato e hanno comprato Anzani: questo possono farlo, ognuno fa il mercato come meglio crede… Ovvio, all’inizio non mi è piaciuto sapere di dover di nuovo lottare per conquistarmi in posto, poi so comunque che ogni anno bisogna dimostrare di nuovo tutto da capo. Abbiamo vinto quest’anno la Supercoppa a inizio campionato, il mio obbiettivo è giocare la prossima finale da titolare. Ovviamente io lavorerò e, se sarà da entrare per una battuta, lo farò con la miglior professionalità possibile, però il mio obbiettivo personale è quello di giocare in una prossima finale.

Che effetto fa entrare in campo e giocare al Palapanini, il Tempio del Volley, prima da avversario e ora da beniamino dei tifosi di casa?

Daniele Mazzone festeggia la Supercoppa vinta da ModenaDa avversario parlo di quando giocavo a Trento, visto che Trento-Modena è un po’ il Derby d’Italia: giocare in un palazzetto così caldo anche quando ti rema contro è bellissimo perchè riesci a vivere a pieno tutta la partita, a non avere cali di concentrazione, di ritmo. Giocare invece al Palapanini da Modenese è ancora più bello perchè riescono a farti sentire la partita anche contro squadre non “di cartello”. Anche contro Sora, che era la prima partita, il pubblico era spettacolare… Poi personalmente alla prima partita che abbiamo giocato in casa sono entrato per due battute e mi hanno ri-accolto con un boato, io non me l’aspettavo. Anche alla presentazione, quando hanno presentato me, ho sentito che mi vogliono bene.

Tu sei uno dei pochi pallavolisti cresciuti nel Club Italia che sono riusciti a farsi spazio fino a giocare con costanza in Nazionale. Questo progetto nel femminile sta riscontrando risultati eccellenti, mentre nel maschile si fa fatica a coltivare giovani promettenti: secondo te c’è un problema di carenza di talenti oppure si fa fatica a dare la giusta fiducia e il giusto spazio ai giovani?

Daniele Mazzone quando giocava nel Club ItaliaSecondo me i talenti ci sono. Non so come venga sfruttato nel femminile, ma io penso che il Club Italia debba essere utilizzato per dare la possibilità a chi è molto alto, perchè ormai la pallavolo è uno sport molto più fisico che in passato: quindi per forza i centimetri, checchè se ne dica, servono. Però il problema è che quando sei tanto giovane i centimetri sono accompagnati da una scarsa coordinazione, quindi hai difficoltà spesso anche a camminare, figurati giocare in un campionato di alto livello di pallavolo… Penso che bisognerebbe rischiare di prendersi più “scoppole” facendo giocare dei ragazzi sicuramente poco coordinati ma fisicamente interessanti. Che ne so, prendi 4 centrali dai 2,05 ai 2,10 metri: vuoi che 1 diventerà un gran bel giocatore in prospettiva nazionale? Io non conosco tutti i giovani talenti italiani, però secondo me si gioca un po’ “al risparmio”: si preferisce magari avere una squadra che può giocare nel campionato di A2, per esempio, senza fare troppe brutte figure, invece di puntare magari su qualche giocatore meno forte nell’immediato ma più promettente in prospettiva. Io per dire ho visto la Danesi che è stata la miglior muratrice del Mondiale e fino a 2 anni fa, quando la guardavo, mi sembrava che dovesse inciampare ad ogni 2 metri che faceva: ha fatto un’evoluzione importante; nel maschile questa cosa non viene tanto incentivata.

Passiamo ora ad una ferita che immagino sia ancora aperta: il vostro Mondiale si è concluso con un risultato inaspettato alla vigilia, tutti credevamo convintamente nel vostro accesso almeno alla semifinale. Cosa è mancato a questa Italia per fare il “passo in avanti” decisivo?

Daniele Mazzone con la maglia della NazionaleNella pallavolo di adesso il servizio conta tantissimo, quindi quando una squadra batte bene e riesce a tenere la ricezione degli avversari staccata è facile che abbia una partita un po’ più semplice. In quelle partite contro la Polonia e contro la Serbia, loro tiravano delle sassate dai 9 metri, noi invece no: questo secondo me era un po’ il problema. Quindi quando giochi con palla tanto staccata per gli attaccanti è complicato metterla a terra: è tutto un po’ un cane che si morde la coda perchè hai molti più contrattacchi da poter giocare… Diciamo che le altre due squadre che abbiamo incontrato nel nostro girone delle Final 6 avevano molti giocatori temibili dai 9 metri, noi un po’ meno.

Qualche mese fa abbiamo visto che ti sei messo in proprio e hai aperto la tua nuova Web Tv, MAZN (che si legge Mazoooon): pensi di poter strappare la Leotta alla concorrenza? Credi che si possa trovare bene nel mondo della pallavolo?

Daniele Mazzone apre MAZNIo penso che creare le cose finte, le scopiazzature… non penso che funzionino. Magari bisogna cercare di innovare qualcosa, poi Dazn mi dicono che non funziona troppo bene, magari potrei creare davvero la mia piattaforma che funziona un po’ meglio e posso avere qualche chance.

Fuori dal campo, con gli occhiali e la faccia da bravo ragazzo, sembri una persona seria, posata e intelligente: dicci la verità, sei proprio così oppure la sera, se non fossi uno sportivo professionista, ti disferesti il fegato?

Innanzitutto, gli occhiali li metto perchè purtroppo sono accecato e cerco di tenere il meno possibile le lenti a contatto perchè dopo troppe ore mi danno fastidio. Poi ho avuto un periodo in cui quando ero più giovane (non che ora sia vecchio, eh!) ero un po’ più scatenato, però se adesso faccio qualcosa il giorno dopo sono ko e, dovendomi allenare tutti i giorni, non me lo posso permettere… Ogni volta che torno a casa in condizioni poco presentabili, il giorno dopo dico sempre alla mia fidanzata: “No, no, non devo più farlo, non c’ho più il fisico!” e lei mi risponde: “Eh, ma me lo dici ogni volta…”. Sono duro di comprendonio, a quanto pare! Sicuramente non farei la vita, non dico di clausura, ma di sportivo che faccio adesso, ma non mi disferei così tanto quanto puoi pensare!

Il centrale è inevitabilmente il ruolo più perculato da noi Pallavolisti Brutti e il titolo di questa intervista (La Doppia) potrebbe essere benissimo il riassunto di questo ruolo. Ma tu, nelle giovanili, sei sempre stato al centro della rete? Oppure c’è stato un tempo in cui tu giocavi in un ruolo un po’ più serio?

Il centrale É un ruolo serio! Ma comunque è colpa degli arbitri, che appena ci vedono la palla in mano c’hanno già il fischietto in bocca, quindi è colpa loro. In realtà io ho sempre fatto il centrale dall’Under14; ho avuto metà anno in cui ho provato a fare l’opposto in Under16, perchè ero in panchina e quindi si è detto: “Vabbè, proviamo a fare l’opposto”. Ero alto alto e magro magro, scoordinato come ce ne sono pochi, quindi il progetto è andato a farsi benedire. Però ti dirò, tanto non bisogna ricevere, il mio problema, come la maggior parte dei centrali, è il bagher e da opposto qualche chance potrei avercela: ormai è tardi, ma in una seconda vita, magari… Guadagnano pure di più, e attaccano solo! Devono solo preoccuparsi di attaccare e battere forte. Basta mettere una buona battuta in salto per cui ci sto lavorando, ti dirò.

Giochiamo a “Chi vuol essere milionario”, domanda finale da 1 milione di Euro. “Gli schiacciatori non parlano dell’alzata, la risolvono”. Chi ha pronunciato questa frase?

Il grande Julio?

Eh bravo, vedo che hai studiato!

Era un po’ facile, era la domanda da 50 Euro!

Ma dicci un po’, il buon Velasco se il palleggiatore alza delle croste si incazza oppure si arrabbia a prescindere con l’attaccante?

Julio VelascoÉ ovvio che un palleggiatore sa quando ha alzato una crosta, quindi non c’è bisogno né che io glielo dica, né che glielo dica Velasco. Soprattutto quando sei un palleggiatore di alto livello, come può esserlo Christenson, lo sa quando l’ha alzata. Poi adesso che siamo all’inizio del campionato, lui stimola le chiacchiere di questo tipo, perchè comunque dobbiamo trovare intesa, la palla più adatta a noi, quindi è normale che ci dobbiamo mettere un po’ d’accordo. Quindi al momento si parla ancora dell’alzata poco, ma ancora qualcosa bisogna parlarne; poi magari rifacciamo l’intervista a metà campionato, mi rifai la domanda e cambia tutto!

E con questa diatriba della schiacciata e dell’alzata concludiamo l’intervista! Ringraziamo tanto il buon Daniele Mazzone per la gentilezza e la simpatia che ci ha dimostrato e gli facciamo un grosso “in bocca al lupo” per la sua stagione!

 

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