Ringraziato anche il buon Jenia Grebennikov per la partecipazione alla nostra delirante intervista, accogliamo nella puntata di oggi de La Doppia la schiacciatrice dell’É Più Pomì Casalmaggiore Caterina Bosetti! La giovane banda azzurra ha deciso di sottoporsi anche lei al torchio delle nostre squallide domande, parlando delle sue esperienze passate, dell’infortunio, della voglia matta di Italia e del suo presente in rosa

Ciao Caterina, un benvenuto anche a te nella nostra assurda rubrica. Prima domanda: in una casa, la tua, in cui anche i muri giocano a pallavolo, hai sempre sognato di diventare una giocatrice affermata o c’è stato qualche momento, da piccola, in cui hai provato o hai pensato a qualche altro sport?
Mah, guarda, in realtà non ci ho mai pensato. Anche adesso, quando mi dici: “Sei una professionista!”, dico: “Io? No!” Perchè è venuto tutto da sé: i miei genitori mi portavano sempre in palestra perchè non avevamo una baby-sitter, al massimo stavamo col nonno. Allora noi aspettavamo lì, giocavamo con la palla ed è nato tutto da lì. Io però sono appassionata di nuoto, ero anche bravetta, sono portata per gli sport. Ma ad un certo punto devi fare una scelta, non puoi fare tutto, e c’era mio nonno che mi portava in piscina che ad un certo punto non poteva più guidare e quindi la scelta è stata un po’ “obbligata”, anche se credo proprio che avrei comunque intrapreso la strada del volley.

Caterina Bosetti quando giocava in BrasileHai giocato una stagione in Brasile: quali sono le principali differenze rispetto alla Serie A?
In Brasile parti col campionato Paulista [quello della “regione” di San Paolo], che inizia durante l’estate: la preparazione inizia quindi a luglio. Quindi anche tutta la programmazione è completamente diversa. Comunque, in Italia il campionato è più “alto” a livello complessivo, non c’è la squadra per cui dici: “Vado lì e faccio turn-over.” In Brasile c’è più differenza, almeno quando c’ero io, tra le prime e quelle di bassa classifica. Sono molto più forti in difesa, la palla sta su per molto più tempo, il gioco è meno di potenza, aspetto che in Italia sta emergendo sempre di più: guarda Conegliano, dove c’è Samanta Fabris che tira delle bombe a mano. Inoltre loro vedono la pallavolo come una festa, in Italia in molti palazzetti c’è un clima un po’ freddo. Lì è il contrario! La gente vive il match come fosse al carnevale o in discoteca, si mette a ballare, a suonare addirittura, robe assurde! 

Caterina Bosetti con la maglietta della Pomì CasalmaggioreLa Pomì, dopo aver attraversato una stagione non semplice, sta vivendo di alti e bassi assestandosi a ridosso delle prime posizioni: qual è l’obbiettivo concreto della regular season e, poi, dei Play Off?
Io credo che, essendo una squadra tutta nuova, tra staff e giocatrici, è brutto paragonare la stagione precedente a quella attuale. Abbiamo gettato al vento chance importanti in cui avremmo potuto dimostrare di essere una squadra un po’ più matura di quello che sembra. Nelle partite più “semplici” abbiamo praticamente sempre portato a casa i 3 punti, mentre in quelle in cui si alza l’asticella abbiamo faticato, magari sentiamo troppo la pressione. Sicuramente alcune sconfitte derivano da settimane di lavoro negative: se ti alleni male in palestra, non puoi sperare di ottenere grandi risultati. Però abbiamo tutte le carte in regola per fare bene, per fare una grande stagione, ma non ti posso dire l’obbiettivo per i Play-Off. In Regular Season, dopo le prime 3 squadre, che sappiamo che hanno un budget differente, possiamo esserci anche noi. La 4^/5^ posizione è un traguardo raggiungibile. Poi ai Play-Off non sai mai come arrivi, cosa può succedere: è un campionato a parte. Posizionarsi bene in classifica conta, ma fino ad un certo punto. L’ho vissuto con Modena due anni fa, arrivando in finale Scudetto buttando fuori la prima in classifica [andando a vincere 2 volte al Palaverde!]. Vince la partita chi sta meglio fisicamente, dipende anche da tanti altri fattori. 

Il tuo grave infortunio al ginocchio, avvenuto a marzo scorso, ti ha obbligata ad una lenta riabilitazione che ti ha impedito di volare al Mondiale in Giappone. Ci racconti la tua esperienza in prima persona di quei mesi?
Non è stato un infortunio brutto per me, ma brutto proprio in generale! Quando sono andata ad operarmi, a Villa Stuart, i fisioterapisti, che hanno a che fare con infortuni di qualsiasi genere, mi hanno detto che, dopo forse un calciatore, il mio è stato il più brutto che hanno visto. Non è stato un crociatino, ecco. Adesso ne parlo con tranquillità, sono orgogliosa di me perchè ma è stata durissima. Non sono ancora la giocatrice di prima, ne sono consapevole, però penso che sto tornando ad avere le mie sicurezze in campo, ad essere un punto di riferimento per le altre ragazze come lo ero prima… Non sono cose scontate, come non lo era il fatto che tornassi a giocare. Dopo l’operazione ho avuto diverse complicazioni, ho avuto 7 trombi nel polpaccio, il ginocchio non si piegava, era quasi saltato un punto di sutura nel menisco… Non è stata una passeggiata. Poi non so cos’è scattato dentro di me, sono riuscita a reagire, quando uscii dal campo quel dannato giorno con le mani nella faccia dicevo solo: “Cazzo, il mio Mondiale!”, non avevo altri pensieri. Forse non mi rendevo conto della mia reale condizione, ma ci ho creduto fino in fondo. Io ero in mezzo ad una situazione un po’ particolare, perchè Modena chiudeva e non avevo una squadra, non avevo prospettive davanti. Mi sono posta un obbiettivo, poi ero consapevole che fosse diverso passare un’estate di riabilitazione o una di preparazione al Mondiale. Sapevo che Davide avrebbe dato l’opportunità a chi si era allenata durante l’estate, sapevo al 100% che non sarei andata in Giappone, ma mi sono messa davanti l’obbiettivo di essere presente, seppur conscia che fosse irraggiungibile. Entare nelle 22 pre-convocate è stato un “premio” per me: io comunque ritengo di far parte di quel gruppo: quel Mondiale l’avevo conquistato anche io.

É più dura perdere una finale sul campo o vedere perdere le proprie compagne di squadra da casa [o, meglio, dagli studi Rai]?
Eh, è difficile da dire. Ma sicuramente loro hanno sofferto di più. A me dispiaceva, certo, mi dispiaceva per mia sorella, mi piangeva il cuore non aver potuto dare una mano, ma loro devono aver sofferto sicuramente molto di più di me.

Caterina BosettiVieni spesso criticata per le tue prestazioni altalenanti: le critiche e/o i fischi ti danno fastidio o ti danno la forza di dimostrare il tuo valore? Inoltre volevo chiederti: sei la macchina da guerra che passa in continuazione o quella che non mette un pallone a terra manco senza il muro?
Io vengo criticata perchè non sono costante? Mh, perfetto. Però penso che se in alcune partite non faccio il 60%/70% in attacco faccio mille altre cose che magari non tutti sanno vedere, penso che a volte le critiche siano un po’ fatte da ignoranti [ignoranti non nel senso che piace a noi, si intende… forse], che non sanno leggere il gioco e come uno sta in campo… e qui mi son tolta un sassolino. Nei primi anni le critiche mi davano molto, molto fastidio, ora che sono un po’ più esperta non mi toccano più, perchè sono fatte appunto da persone che non capiscono tanto di pallavolo.

Caterina Bosetti mentre è a cena fuoriDai tuoi social emerge che sei una persona che ama vivere appieno la propria gioventù, andando nei locali, cenando fuori e divertendoti con diverse tue colleghe e amiche. Mica ve la passate male, voi sportivi di alto livello, eh! Ma una bella sbronza ve la tirate il sabato sera?
Prima di tutto, penso che sia meglio far vedere quello che si è realmente piuttosto che fingere di essere una ragazza tutta “casa e palestra”, anche se non è così. Credo sia più coerente mettere la foto o la storia in cui sei a fare serata: lo fanno tutti i ventenni, lo faccio anche io, per cui perchè non metterlo? Comunque penso sia meglio svegliarsi sobri la domenica mattina, altrimenti vai alla partita che vedi 3 palloni. Io sono una che esce spesso, ma solo se ho la mattina successiva libera e le serate le faccio solo se ho tutta la giornata libera… E alla vigilia della partita, se si va a fare aperitivo, io prendo il the alla pesca!

Caterina Bosetti insieme alla sorella LuciaAbbiamo chiesto a Lucia di raccontarci qualche aneddoto sulla sorella [e non solo! Se vi siete persi l’intervista, rimediate subito cliccando qui!]. Perciò adesso vogliamo chiedere a te di raccontarci qualcosa su di lei?
Io e Lucia siamo persone con caratteri completamente diversi. Allora è successo spesso che lei non aveva la macchina e io la scarrozzavo un po’ in giro, allora: “Dai Luci che andiamo qua a cena!…” e lei se ne usciva con: “No, Cate, stiamo a casa a fare il puzzle…” Cose incredibili! Comunque adesso sono tanti anni che ci vediamo non molto di frequente, ma da piccola io ero coccolata e i miei fratelli litigavano per tenermi in braccio. Un giorno, che avevo sui 5 anni, io ero in braccio a mio fratello, lei era gelosa, mi ha preso per la maglia da dietro, mi ha sbattuto giù e ho battuto la testa contro un marciapiede, via di ospedali… 

Tu e Lucia ricoprite lo stesso ruolo, ma mentre tu sei più abile in fase di attacco, lei è maestra della seconda linea. Hai mai pensato di fare come gli alieni di Space Jam e rubare il talento di Lucia?
Beh, sì, lei dietro ha una lettura del gioco non indifferente: penso che sia l’unica al mondo ad avere quella lettura del gioco! Non sarebbe proprio male avere questa abilità, magari con l’attacco che avevo prima dell’infortunio.

Caterina Bosetti attacca forteIn campo sei molto “testarda”, spari sempre a tutto braccio e vuoi sempre sfondare il muro. Anche fuori dalla palestra ti comporti allo stesso modo?
Se mi avessi fatto questa domanda due anni fa ti risponderei senza dubbio di sì. Adesso penso di “aver fatto uno scalino” e su determinate cose ci penso su prima di agire, anche se se devo dire una cosa, la dico; se devo fare una cosa, la faccio. Non è che sia cambiata radicalmente, ma su aspetti più importanti ci ragiono un po’ di più su, ma fuori dal campo sono in genere sempre stata un po’ testarda. Ciò può avere lati positivi e negativi, ma uno deve essere come è, non fermarsi. In spogliatoio questa cosa può portare dei problemi, perchè essere testardi, dire sempre ciò che si pensa, ti può portare successivamente a pentirtene… Però oh, io son fatta così, forse anche più testarda fuori dal campo che in campo!

Ringraziando Caterina Bosetti per la disponibilità e il tempo che ci ha concesso (con noi è sempre tempo sprecato), le auguriamo un grosso in bocca al lupo per il prosieguo della stagione, che si sta addentrando nella sua fase clou! La stiamo vedendo bella pimpante come l’anno scorso, continua così Cate! Vi ricordiamo di dare una letta alle precedenti interviste e vi diamo appuntamento a giovedì prossimo!

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