Per coloro i quali hanno imparato a leggere (Ma braaaavi!) abbiamo creato una rubrica per conoscere meglio il mondo di coloro che, a livello professionistico, giocano e giocavano a Pallavolo. Non ci fermeremo alla prima querela. Per molti è uno dei simboli più sexy del volley, più invecchia più migliora, per altri è un Biagio Izzo che ha creduto fino in fondo alla pallavolo, per noi è GIANGIO, benvenuto a :

LA DOPPIA – PALLAVOLISTI BRUTTI INCONTRA . . . ANDREA GIANI! 

Ciao Andrea, è un onore per me poterti intervistare (sarà morto un giornalista VERO dopo che l’ho detto), ti ringrazio per aver accettato l’invito. Leggendo la tua storia ho scoperto che tuo padre era un canottiere delle forze armate, ti ha portato spesso con te e hai vinto ben 79 gare su 80 disputate. Raccontaci come sei arrivato poi al mondo della pallavolo, visto che a 14 anni hai fatto il tuo esordio in A2…

Si esatto, ho passato un periodo in ospedale da piccolo e per i successivi 3 o 4 anni non potevo andare al mare, allora finita la scuola facevo un periodo a casa dove i miei andavano in spiaggia, poi mio padre mi portava in barca sul motoscafo e stavo con lui, poi dai miei nonni in toscana lontano dal mare, l’ho fatto per 3 anni. A 7 anni ho iniziato a fare canottaggio anche io fino agli 11 o 12 anni. In prima media ricordo un’estate dove passavo vicino a un campo di pallavolo all’aperto e c’erano dei ragazzi che si allenavano, allora il presidente e l’allenatore della squadra (che già mi conoscevano) mi dissero “Perché non vieni a giocare, sei alto” (PER TUTTI QUELLI CHE SE LO STANNO CHIEDENDO, SI ANDREA E’ NATO COSI, E’ STATO SPEDITO DALLA CICOGNA IN UN MEGA PACCO, TOCCO’ A SUA MADRE MONTARLO). Mi hanno invitato a un torneo 3 contro 3 a Gubbio, e da li è scattata questa piccola parentesi della pallavolo. Ho cominciato ad allenarmi perché quelli del canottaggio erano tutti più grandi e mi allenavo solo, erano tutti passati avanti di categoria, il canottaggio già è dura di per sé, poi da solo… Invece la pallavolo era diversa, eravamo tutti coetanei, c’era una squadra di A2, per cui ho mollato il canottaggio e mi sono buttato a pallavolo. 

Tu fai parte di quella sensazionale “Generazione di Fenomeni”. Insieme a te, De Giorgi, Tofoli e Bernardi oltre ad essere dei fenomeni dentro il campo, vi siete dimostrati degli ottimi allenatori, qual è il vostro ingrediente segreto?

Ci sono due cose da dire. Bisogna avere per prima cosa l’umiltà di svestire la maglia da giocatore, perché fino a che resti giocatore non puoi diventare allenatore, per noi questa è stata una cosa difficile. Il secondo punto è che ci vuole molta energia. L’allenatore deve essere essere colui che entra per primo in palestra e spinge tutti con energia, i dirigenti, i tecnici i giocatori, ci vuole energia! Allenare non è solo tattica e tecnica, è riuscire a mettere questa energia che poi serve a tutti per migliorarsi e per fare passi avanti, per cercare di oltrepassare l’ostacolo. E per noi che siamo stati ex giocatori che abbiamo giocato per tutta la carriera senza mai praticamente riposarsi non è così semplice, finisci che appendi le scarpette al chiodo e iniziare a fare una cosa che richiede molta energia. Rispetto ad altri noi dobbiamo trovare degli stimoli forti. Ti dirò una cosa molto semplice, al di là dei risultati, che fanno capire a tanti le cose che stai facendo: se tu vinci stai facendo bene il tuo lavoro. Ma a me c’è una cosa che mi rende orgoglioso molto di più del risultato ed è la crescita dei giocatori. Se un giocatore esce dalla mia squadra che è cresciuto tecnicamente, che è maturato psicologicamente, è una una grande soddisfazione per me, è come vincere un campionato.

Sogni un giorno di sederti sulla panchina Azzurra?

No, nono. Mi piacerebbe allenare si, ma sognare o farla diventare un ossessione no. Ci sono un sacco di tecnici italiani che sono molto bravi, hanno vinto molto, che non hanno mai allenato la panchina Italiana, non deve essere un ossessione. Allenare altre Nazioni mi da molte soddisfazioni. Il mio staff è fatto prevalentemente da Italiani. E’ la dimostrazione che nel nostro paese riusciamo a creare tecnici, e non solo, di grande spessore, per cui se siamo richiesti e ci danno lavoro al di fuori del nostro paese è perchè effettivamente facciamo bene il nostro lavoro. 

Purtroppo devo riaprirti una ferita, perdonami. Nel 1996 giocasti una finale olimpica contro l’Olanda. Ultima azione sul 16-15, difende una bomba Bovolenta, alza una palla difficile Tofoli, tu la tiri forte in campo, ma purtroppo fuori asta, e perdete quella partita. Se potessi tornare indietro, la gestiresti quella palla? O la tireresti forte di nuovo mirando meglio?

Assolutamente la tirerei di nuovo. Era un angolo difficile, era fuori asta e staccata per poterla appoggiare, sicuramente la tirerei di nuovo! Non c’è dubbio!

Questa risposta mi è piaciuta! Piccola curiosità, chi tira più forte tra Andrea Giani, Grozer e Abdel-Aziz?

Assolutamente Georg non c’è dubbio. (Ride) Te lo metto per iscritto, assolutamente lui. Io non ho visto nessuno tirare forte come lui. Gli ho detto che è stato un peccato non averlo visto qualche anno fa, quando era al top, anche fisicamente, qui in Italia. Un giocatore così avrebbe potuto far alzare ancor di più l’asticella dei campioni provenienti da tutto il mondo che gareggiano nella SuperLega. Veramente un giocatore durissimo.

Ah… digli che gli vogliamo tanto bene, maaaa tanto bene al cucciolone. Ho un dubbio esistenziale, sai quelli tipo “Ma siamo soli nell’universo?” oppure “Ma viene prima l’uovo o la gallina” . Ecco io mi chiedo di notte in notte, ma il ciuffetto di capelli grigi che hai in testa al centro, te lo colori o è naturale?

(Ride.. ma assai!!) Si è naturale, è una cosa genetica proprio, me lo porto dietro da vent’anni. Ho chiesto di sistemarlo al mio parrucchiere, ma dicono che così facendo peggiorerebbe la situazione. Diventerà un cimelio storico.

Tutti vedono la Generazione di Fenomeni come un gruppo di ragazzi da cui prendere esempio.. Ma dai su, non mi dire che siete stati sempre degli angioletti?! Raccontaci qualche peccato. Tipo? Chi tirava i puzzoni più potenti?!?

Ce ne son tanti, e tanti sono pure usciti, tra libri e interviste. Il nostro era un gruppo molto unito, che ha condiviso tutto dentro e fuori dal campo. Sono stato convocato in nazionale prima dei 18 anni, ho festeggiato il compleanno in ritiro in provincia di Lucca. Passavamo davvero delle bellissime sere tutti assieme, tra chiacchiere e battute con tutto il team. Ma al di là di tutto, mi sono trovato benissimo con quel gruppo, anche se erano grandi o molto più grandi di me, mi hanno accolto subito. All’interno della nostra squadra eravamo molto complici, di tutto quello che si faceva! E questa è una cosa molto difficile da replicare al giorno d’oggi. Una squadra così come la nostra la notai solo quando incontrai il Brasile.

Ai nostri lettori, consigli di andarsi a sbronzare pesantemente con Tedeschi o Sloveni?

Ho imparato che dopo aver fatto un percorso lungo per arrivare a un titolo o vittoria, dove ti fai un gran culo e sudi parecchio per portare a casa qualcosa, dopo che l’hai fatto, puoi sbronzarti con tutti e due, sono fantastici. Il top sarebbe tutti e due assieme. 

Sei stato un grande Andrea, per me è stato un onore fare quattro chiacchiere con te, a presto! Grazie a voi, un saluto!

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