E’ passata già la prima settimana dal via libera agli allenamenti, nonostante tutte le misure, direttive, protocolli ecc è giusto fare un bilancio anche se noi non ci stiamo a capire molto e sembra che ognuno vada per la sua strada. Una cosa è certa: sebbene la voglia fosse tanta, abbiamo dovuto fare i conti con un calo fisico e atletico evidente, complice anche qualche pizza e dolce di troppo preparato in casa durante la quarantena. Anche se va spezzata una lancia a favore di coloro che hanno provato a stare di pari passo con il programma di allenamenti a casa. Ordunque, alla fine il momento del ritorno ad allenarsi è arrivato, ma siamo davvero sicuri che si possa considerare “allenarsi” questo?

Tra tutte le difficoltà non demordiamo e stringiamo i denti, cerchiamo di recuperare quanto possibile, ma ammettiamo che è davvero difficile. Ci siamo accorti che anche i movimenti e gli esercizi più banali e di routine, basilari per una preparazione decente, si possono rivelare contrari alle norme di distanziamento sociale.  Strano a dirsi: da sempre la pallavolo è stata considerata uno sport non di contatto fisico, ma oggi più che mai ci accorgiamo che non è proprio vera questa affermazione.

Vediamo come è stato rivoluzionato l’allenamento, e come il pallavolista brutto lo sta affrontando.

Ragazzi, come non iniziare dalla mascherina. MA QUANTO E’ ASFISSIANTE RIMETTERSI LA MASCHERINA DOPO ESSERSI ALLENATI? Per carità, va fatto, per rispetto di chi le porta tutto il giorno e soprattutto per i nostri compagni con cui ci alleniamo, ma che ansia. Mettici anche che si è sudato prima con l’attività fisica, ora si aggiunge anche il caldo: si attacca come la carta e vinavil che usava Giovanni Muciaccia ad Art Attack per fare le sue creazioni. Per nulla piacevole.

Passiamo ora alla modalità degli allenamenti. Le società più fortunate, con spazi all’aperto, si sono attrezzate con gli allenamenti outdoor. Tu che sudi e fatichi, e magari lì intorno ci sono gli anziani del paese che ti guardano con spregio giusto per farti sentire il fallimento addosso. In più le scene per installare la rete montabile: ogni tanto un laureato in ingegneria farebbe comodo in ogni squadra. Insomma, sembrano quei ritiri prestagione dove tutti sono positivi di ripartire con la differenza che invece siamo quasi a fine stagione (anzi, dal momento che non c’è alcuna ripresa delle competizioni, ormai conclusa!) e c’è un grande DISAGIO.

Volley Prato che si allena sul Prato. Ironic

Le società meno sofisticate invece ritornano nella solita e fatiscente palestra di sempre, una garanzia. Mi immagino le parole che abbiamo pensato rimettendo il piede dentro: “Dunque, cara palestra, alla fine siamo tornati. Ci eravamo lasciati con te che ci accoglievi tra le tue quattro pareti che offrono 7 mesi l’anno di temperature glaciali e con le tue docce perennemente malfunzionanti. Adesso i gradi raggiungono quasi le tre cifre e le docce…non funzionano come prima (ma tanto non possiamo utilizzarle!).” Ora per giunta hanno fatto un labirinto per entrarci: si va in una sola direzione, ci sono i controlli all’entrata. Prossimo passo sarà l’inserimento delle postazioni dei control check come negli aeroporti, con lo scanner dell’atleta e del borsone, e questo non sarà fatto passare per ovvie ragioni di sicurezza: PERICOLO PUZZA.

Giocatori che hanno passato il test FETORE del borsone

Che poi non si può eseguire nessun esercizio di 6vs6, 5vs5, 4vs4, 3vs3 e 2vs2. A questo punto, mio vecchio muro, siamo rimasti io e te. Come i vecchi tempi. Una relazione di amo e odio, che ora ritorna ad essere utilissima.

Passiamo ora alla figura del Covid Manager, il cui compito come sappiamo, è verificare il rispetto delle disposizioni del protocollo. Partiamo dal soggetto: in genere è il classico dirigente che stravede per la società, relegata da anni nelle serie più infime, che viveva 6 giorni e mezzo su 7 in palestra, a seguire un allenamento e l’altro, in amministrazione tra scartoffie e nello spogliatoio cimentandosi in lavoretti di manutenzione. Ogni società che si rispetti ha questo soggetto. Orbene, essendo stato 70 giorni recluso in casa, la sua stabilità mentale inizia a vacillare, e una volta nominato Covid manager, bhe, direi il colpo di grazia e 104 assicurata. E questo no, e vai di lì, e disinfettati, e tieni su la mascherina, e qui non ci si può stare sennò indicono zona rossa. Però bisogna dire grazie, a tutti i Covid Manager. Solo grazie a loro è possibile andare in palestra un po’ più tranquilli, per permetterci di allenare. Una responsabilità non da poco.

Covid Manager all’opera

Infine, fatto assoluto divieto bere alla bottiglia. Noi che ci siamo fatti gli anticorpi bevendo in 15 da una singola bottiglietta, potremmo essere benissimo presi come cavie per la sperimentazione e le ricerche del vaccino, ma siccome la pallavolo italiana ha bisogno di noi, e sarebbe davvero un peccato sprecare giovani promesse come noi, consiglio che sia meglio utilizzare da ora in poi la propria bottiglietta.

Ahimè, arriviamo al tasto dolente: la pacca sul culo. Oggigiorno ci accorgiamo che la fatidica pacca sul culo è severissimamente bandita. Se ci pensate è assurdo. In situazione di normalità, per ogni punto fatto, si tira uno schiaffetto a vicenda. Immaginate quante volte si ripete questo gesto lungo il tempo dell’allenamento. Da mesi sentiamo la cantilena (giustissima, e invitiamo anche noi a farlo!) del lavarsi le mani più spesso: ma non vorrai mica vedere che anche un’altra parte del corpo è da lavarsi, più assiduamente?!? Quindi attenzione ragazzi: le chiappe sono potenziali portatrici del virus. Non tocchiamocele.

!!ATTENZIONE!!: l’articolo vuole solo e unicamente trattare fatti in maniera ironica. Pallavolisti Brutti invita a rispettare tutte le precauzioni e le misure per proteggere la propria salute e quella degli altri. Si invita inoltre a leggere le misure della Federvolley cliccando QUI.

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